Calcio e coronavirus, la serie C in rivolta: «Non vogliamo giocare»
Tifosi del Monza sugli spalti del Brianteo

Calcio e coronavirus, la serie C in rivolta: «Non vogliamo giocare»

I club pensano alla serrata: no al prolungamento della stagione fino al 20 agosto. Anche i medici si schierano contro la ripresa del campionato voluta dalla Federcalcio: “Il protocollo anti-coronavirus è inattuabile in Lega Pro”.

Si annuncia una battaglia dai toni durissimi fra Federcalcio e Lega di serie C, dopo che il Consiglio federale di mercoledì 20 maggio ha deciso di respingere la risoluzione dell’assemblea di Lega Pro, che si era espressa per la chiusura anticipata dei tre gironi. «Dovete tornare in campo», è stato il diktat partito da via Allegri a Roma e ora si parla di riprendere i campionati a luglio, anche se il parere finale resta di competenza del ministro dello Sport, Spadafora, che si esprimerà dopo la riunione del 28 maggio.

Mentre i presidenti pensano ad una serrata, anche perché prolungare la stagione fino al 20 agosto vorrebbe dire un aggravio di spese per club già con i bilanci in rosso fuoco, con pochissime eccezioni (il Monza, ovviamente), a scendere in campo è stato il professore Enrico Castellacci. Già responsabile sanitario della nazionale, ai tempi del Mondiale 2006, nella sua veste di presidente de L.A.M.I.C.A. (Libera associazione medici italiani di calcio), ha detto: «I campionati di Lega Pro non possano ripartire. Ci è stato chiesto di farci portavoce di tutti i medici della serie C nostri associati che sono in agitazione dopo la decisione della Federcalcio di far continuare i tre gironi. Il protocollo non può assolutamente essere recepito. I medici sociali della Lega Pro non lavorano a tempo pieno nei club, quindi non potrebbero essere al servizio completo come viceversa richiede il protocollo. Possono essere tante le azioni. Le valuteremo nel momento in cui la Figc respingerà le istanze dei medici, che potrebbero arrivare anche alle dimissioni».

E senza il medico, le squadre non possono scendere in campo. Il problema è molto serio, perché non è pensabile che fra tamponi, analisi, stadi disinfettati e altre iniziative collegate i club di terza serie riescano a farcela economicamente. E resta da capire come sia possibile disputare la fetta consistente di campionato mancante più playoff e playout in due mesi, tra luglio e agosto. In realtà è in atto uno scontro politico fra Gravina, presidente Figc e Ghirelli, che guida la Lega Pro, con Sibilia, prossimo presidente federale, che vuole salvaguardare la Lega Dilettanti della quale è presidente e che oggi terrà il suo Direttivo, indicando le nove squadre di serie D, destinate a salire in C, visto che il campionato di D è concluso.


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