#Morosininpista, Hamilton è un computer del motore: in sala prova e in pista stessi risultati
Formula 1 Lewis Hamilton Mercedes 2020 - foto da Facebook

#Morosininpista, Hamilton è un computer del motore: in sala prova e in pista stessi risultati

Il giornalista Nestore Morosini spiega perché Lewis Hamilton è un computer del motore e qualunque scuderia di grande costruttore automobilistico che partecipa al Mondiale di Formula 1 - Ferrari compresa - vorrebbe averlo alle proprie dipendenze.

Penso che qualunque scuderia di grande costruttore automobilistico che partecipa al Mondiale di Formula 1vorrebbe avere alle proprie dipendenze Lewis Hamilton. La Ferrari ci ha provato dalla scorsa estate fino a quando, nel luglio, il pilota inglese ha confermato la sua presenza in Mercedes per un ingaggio di 45 milioni. Sarà comunque difficilissimo strappare Hamilton alla squadra tedesca per due ragioni. Eccole.

La prima. Alla Mercedes è arrivato un nuovo sponsor: Ineos, colosso britannico del settore chimico che fa capo all’imprenditore e manager inglese Jim Ratcliffe, il terzo uomo più ricco del Regno Unito con un patrimonio stimato di 11,5 miliardi di dollari. La partnership tra Ineos e il team durerà cinque anni. Questo matrimonio – si vocifera da 25 milioni di dollari a stagione, 125 in totale – spazza via sia i dubbi sui “sussurri” che parlano di un ritiro della Mercedes dalla Formula 1, sia le indiscrezioni sul rinnovo oltre il 2020 di Lewis Hamilton, la cui trattativa si sarebbe arenata davanti alle richieste economiche del fuoriclasse inglese. Per continuare a essere il primo pilota delle Frecce d’Argento dopo il 2020, Lewis avrebbe chiesto circa 60 milioni annui per altre quattro o cinque stagioni, una cifra che, con le nuove risorse Ineos a bilancio, non dovrebbe rappresentare più un problema per le casse della scuderia.

La seconda. La Mercedes non può rinunciare a Lewis Hamilton dopo aver scoperto, durante il mondiale 2019, le grandi qualità tecniche del pilota. I tecnici della Mercedes hanno voluto effettuare un test importante in sala prova. Hanno preso un motore, hanno simulato la distanza di un gran premio su una delle piste del campionato e hanno raccolto i dati. Sulla stessa pista in cui era stato simulato il gran premio, i tecnici Mercedes hanno raccolto i dati telemetrici del comportamento del motore sulla monoposto guidata da Hamilton. Le due serie di dati sono state inserite nel computer con un risultato eccezionale: la differenza fra le due serie di dati era minima, quasi nulla. E ciò significa che Hamilton, fuori dalle sue stranezze nella vita normale, è un pilota computer. Per questo la Mercedes se lo terrà. La marca tedesca sta lavorando per vincere il settimo mondiale costruttori consecutivo, per farlo sta cercando di annullare i 25-30 cavalli in meno che ha rispetto alla Ferrari utilizzando anche aziende italiane.

Dal canto suo la Ferrari, dopo la presentazione della SF1000 a Reggio Emilia, sta portando avanti la realizzazione della monoposto 2021. A dar man forte agli uomini di Maranello, per portare avanti il progetto, pare sia arrivata anche una “forza lavoro” dalla Dallara, l’azienda che realizza le monoposto del campionato americano di formula Indianapolis. Ritengo, tuttavia, che la Ferrari dovrebbe investire in cervelli presi dal luogo dove la formula 1 opera prevalentemente, e cioè dall’Inghilterra, forte di una tecnologia e di una scuola aeronautica, che determina l’esperienza in aerodinamica.
Esperienza che in Italia non esiste se non nel campo dei motori dove i nostri tecnici sono maestri e possono dettare legge. La Ferrari ha dominato il mondiale quando Jean Todt, chiamato da Luca di Montezemolo alla direzione della Gestione Sportiva, strappò Ross Brawn e Rory Byrne alla Benetton. Due tecnici, in altre parole, in grado di fare la differenza perché dotati di cultura aerodinamica superiore e capaci, quindi, della soluzione geniale.


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