#Morosininpista: con Leclerc il cuore Ferrari batte come per Villeneuve
Monza Gp d'Italia 2019 giovedì autodromo nazionale: Charles Leclerc (Foto by Fabrizio Radaelli)

#Morosininpista: con Leclerc il cuore Ferrari batte come per Villeneuve

Il successo del pilota monegasco riporta nei tifosi le attese che si vivevano a Monza per Villeneuve e Schumacher: il ritratto di Leclerc di #Morosininpista.

Monza si appresta a ricevere il Gran premio d’Italia, la corsa più affascinante per i tifosi della Ferrari. Che quest’anno hanno un motivo in più per correre all’autodromo e tifare per la Rossa. La presenza di Charles Leclerc, ventunenne vincitore qualche giorno fa a Spa, ha acceso la passione di migliaia di fan che sono già al lavoro per costruirsi tribunette personali, i famosi trabatelli, per seguire dai posti più impensati e più belli la grande corsa di Monza. La Ferrari non vince a Monza dal 2010, quando Fernando Alonso batté la McLaren di Jenson Button e il compagno di squadra Felipe Massa con Sebastian Vettel, allora alla Red Bull e poi campione del mondo, quinto davanti allo spagnolo.

È molto probabile che Monza non possa far nascere un sogno iridato nei tifosi della Ferrari, il distacco di Vettel e Leclerc da Lewis Hamilton è troppo consistente per alimentare speranze di titolo. Ma l’arrivo a Monza di Charles Leclerc, per quello che ha fatto nel Gp del Belgio, determina un’attesa che non vedevo dai tempi di Gilles Villeneuve e Michael Schumacher. I Club sono pronti alla coreografia e il primo a essere nato fra loto, il Scuderia Ferrari club Vedano, 52 anni di storia e di passione, ha già pronto un grande striscione per il giovane Charles che recita pressappoco così: “Chi passa per il Ferrari Club Vedano ha una carriera luminosa”.

LEGGI la vittoria di Leclerc in Belgio

Ho conosciuto personalmente Charles Leclerc il 25 aprile 2017, in occasione del cinquantesimo anniversario del “Scuderia Ferrari Club Vedano al Lambro”, invitato dall’allora presidente Osvaldo Vismara. In un bell’agriturismo ho incontrato Charles de visu per la prima e unica volta. Indossava un giubbotto Ferrari perché, allora, faceva parte della Ferrari Driver Academy. Aveva vinto l’anno prima la GP3 europea e aveva appena cominciato il campionato di formula 2 vincendo la seconda delle due gare previste per il GP del Barhein dopo essere giunto terzo nella prima.

Il box Ferrari

Il box Ferrari
(Foto by Fabrizio Radaelli)

Lo guardai bene, aveva 19 anni e mezzo e mi impressionarono soprattutto l’educazione dei modi, il parlare un ottimo italiano, la dolcezza del suo viso da liceale e uno sguardo di ghiaccio che, però, lasciava trasparire una grandissima determinazione. Parlammo un po’ del campionato di formula 2 («spero di vincerlo»), gli accennai il dominio di Bruno Giacomelli in questa categoria trent’anni prima. «Io sono entrato all’Academy perché il mio sogno Ferrari è nato quando ero bambino – mi confessò -. E non ho desiderio maggiore, per quel che riguarda la mia carriera di pilota, se non guidare una Ferrari in Formula 1». A quei festeggiamenti era presente anche Margherita Bandini, moglie diLorenzo uno die più amati piloti della Ferrari, morto per un incidente al GP di Monaco. Quello fra la signora Bandini e Charles fu quasi commovente, mani nelle mani e occhi probabilmente umidi.

Non ho più rivisto Charles Leclerc di persona, ma ho cominciato a seguirlo molto attentamente. Mi colpì una frase che disse dopo l’annuncio del debutto in Formula 1 con l’Alfa Romeo-Sauber: «Credo che il mio più grande risultato in termini di prestazioni sia stata la pole position di Baku, pochi giorni dopo la morte di mio padre . Sono andato a quel weekend senza aspettative, ma al tempo stesso volevo renderlo orgoglioso. Ho corso per lui, mi ha dato forza». E raccontò che, non essendo figlio di ricchi, andava a scuola e correva in kart e «siccome era difficile conciliare corse e scuola mia nonna mi aiutava a fare i compiti».

LEGGI tutto #Morosininpista

Una mia amica che ama l’astrologia mi ha detto che, essendo nato sotto il segno della Bilancia, Charles è un giovane che ama l’ordine, l’esattezza nel fare le cose che seguono alle sue decisioni, la discrezione nelle cose di cuore (è fidanzato con Giada Gianni, giovane di origini italiane che da tempo vive a Monaco) e degli affari (guadagna, per ora, poco più di tre milioni all’anno). Mi impressionarono le otto pole position conquistate nelle undici gare del mondiale F2, la freddezza con cui vinceva poi le gare.

Io l’avrei visto anche direttamente alla Ferrari nel 2018 invece che alla Sauber Alfa Romeo, ma forse è stato meglio così visto che Scuderia di Maranello non ha, come la Red Bull, una seconda squadra in Formula 1. Ci fu qualche polemica, soprattutto da parte di ex team principal della Ferrari, quando Maranello scelse Leclerc e non Giovinazzi per la squadra svizzero-italiana. Ma erano polemiche probabilmente dettate dal fatto che di piloti italiani in Formula 1 non ce ne sono più da anni: perché accostare Giovinazzi a Leclerc, purtroppo dopo Spa, diventa improponibile.

Il suo manager è Nicolas Todt, figlio del presidente Fia. «È solo a lui che devo la mia partecipazione alla Formula 1, è molto più di un manager, fa parte della famiglia». Il suo pilota di riferimento era Jules Bianchi morto dopo un lungo coma in seguito a un incidente in gara a Suzuka, in Giappone. E sulla sua Ferrari vittoriosa a Spa, c’era scritto il nome di Antoine Hubert, omaggio a uno dei suoi amici piloti della F2, morto il giorno prima sulla pista belga.

I tifosi all’autodromo di Monza

I tifosi all’autodromo di Monza
(Foto by Fabrizio Radaelli)

Tecnicamente, Leclerc è il pilota che ogni team principal vorrebbe avere in squadra. Giovanissimo, molto preparato per i tanti giorni al simulatore e col sedere caldo (come soleva dire Niki Lauda) per la facilità con cui assetta la monoposto, riflessivo nelle decisioni da prendere, obbediente agli ordini di scuderia che in qualche occasione lo hanno privato di qualcosa in più durante le gare. Ma soprattutto velocissimo in prova , aggressivo a volte anche un po’ troppo in corsa, non ripete un errore nello stesso punto di pista, molto deciso nei sorpassi in cui usa anche astuzie probabilmente già messe in atto nelle formule minori che funzionano anche contro un campione del mondo.

A Spa, a un giro dalla fine, Leclerc cambiò l’ingresso in una delle curve finali ingannando Hamilton, che si ritrovò staccato di oltre un secondo e perse la possibilità di usare il DRS nell’ultimo, disperato tentativo di sorpasso vincente. Enzo Ferrari sosteneva sempre che il peggior avversario per un pilota è il suo compagno di squadra. Se n’è accorto, penso da tempo, Sebastian Vettel che a Spa, domenica scorsa, ha dovuto assumere il ruolo di scudiero del giovane monegasco. Sono certo che Vettel abbia capito che Monza aspetta solo Charles Leclerc, con i suo ventun anni scarsi, la sua abilità, la voglia prorompente di vincere per se per la Ferrari.

Da tempo i tifosi della Rossa aspettavano un pilota così. Un pilota che suscitasse in loro le grandissime emozioni che avevano ricevuto dall’amatissimo Gilles Villeneuve.


© RIPRODUZIONE RISERVATA