F1, Morosini in pista: compagni di squadra e uomini-scontro, incidenti celebri tra  colleghi
Lewis Hamilton tra Daniel Ricciardo e Max Verstappen a Monza nel 2017 (Foto by Fabrizio Radaelli)

F1, Morosini in pista: compagni di squadra e uomini-scontro, incidenti celebri tra colleghi

Enzo Ferrari soleva dire che “il peggior avversario di un pilota è il suo compagno di squadra”. Dopo il tamponamento tra Ricciardo e Verstappen che a Baku ha messo fuori gioco le Red Bull, il giornalista Nestore Morosini ricorda alcuni incidenti celebri tra compagni di squadra.

Enzo Ferrari soleva dire che “il peggior avversario di un pilota è il suo compagno di squadra”. E quanto questo fosse vero lo dimostrano episodi via via accaduti nelle competizioni automobilistiche, soprattutto in formula 1. L’ultimo dei quali è il tamponamento dei due della Red Bull a Baku: Daniel Ricciardo contro Max Verstappen. Un tamponamento che mi è parso frutto della rabbia quando l’australiano ha tentato di passare il compagno per due volte, cercando la parte della destra della pista e poi, quando l’olandese si è spostato, cercare la sinistra con Verstappen che ha cambiato ancora traiettoria per non farlo passare.

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Il regolamento concede una sola volta il cambio di traiettoria “ostacolante”: i commissari Fia a Baku hanno deciso il concorso di colpa al 50 per cento fra i due piloti, mentre Niki Lauda ha detto senza mezzi termini: ”Dal mio punto di vista la colpa è 70% Verstappen, mentre Ricciardo è colpevole al 30%. Non ci si può spostare di traiettoria così in rettilineo. Alla fine quel povero Daniel non sapeva più dove andare. Andrei a casa a piangere, ma farei venire nel mio ufficio i due piloti e gli farei pagare il conto dei danni”.
Io sono del parere di Lauda e aggiungo che Verstappen sta correndo molto col cuore e poco col cervello. E a volte il cuore, accelerato dall’agonismo, porta a commettere l’errore. Nel caso dell’olandese, “gli errori”.

Lo scontro più famoso fra compagni di squadra avvenne a Suzuka, nel GP del Giappone 1989, protagonisti Alain Prost e Ayrton Senna in lotta per il titolo mondiale. Il brasiliano, partito in pole, era stato superato ma a sua volta tentò il sorpasso all’interno dell’entrata della chicane, chiamata “del Triangolo”. Prost chiuse la traiettoria e agganciò Senna, il francese vinse il titolo mondiale col favore della Fia presieduta dal connazionale Jean Marie Balestre e Ayrton, l’anno dopo quando Prost era in Ferrari, si vendicò speronandolo proprio a Suzuka e togliendogli la possibilità di vincere il mondiale che andò, invece, proprio a Senna.

Famoso anche lo scontro fra Lauda e Regazzoni, entrambi piloti Ferrari, alla partenza del GP di Spagna: erano partiti in prima fila ma si eliminarono a vicenda e il GP su vinto poi da Jochen Mass (sì, quello dell’impatto fatale con Gilles Villeneuve).

“Big crash” tra le Minardi


Il tamponamento più spettacolare, di sicuro, avvenne a Monza fra le due Minardi, quelle di Pierluigi Martini e Christian Fittipaldi. Martini stava tagliando il traguardo e aveva decelerato senza accorgersi che stava arrivando il compagno di squadra il quale, probabilmente distratto, impattò la Minardi di Martini effettuando un loop in aria e ricadendo sulla pista.
Ma spettacolare, per fortuna senza conseguenze per i piloti, fu lo scontro, nel GP di Singapore dell’anno scorso, fra i due della Ferrari Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel. Tutti dettero la colpa a Vettel, io fui più propenso per la colpa della scuderia che non aveva dato ordini precisi a Raikkonen che partiva dietro: Kimi partì come una freccia e successe il finimondo.

Ce ne furono altri di incidenti fra compagni di squadra: ne ricordo uno recentissimo fra i due della Toro Rosso, Pierre Gasly e Brendon Hartley con le stesse modalità poi accadute per lo scontro fra Verstappen e Vettel; e ne ricordo un altro molto più vecchio fra Hakkinen e Coulthard, portacolori della McLaren.

Oltre agli scontri, ci sono stati anche sgarbi fra piloti della stessa scuderia. Così, a memoria, ricordo quello clamoroso di Carlo Reuteman, con la Williams, nel GP del Brasile 1981 che si rifiutò di obbedire al cartello che gli ordinava di lasciar passare il compagno di squadra Alan Jones, campione del mondo in carica. Reutemann, reduce da anni in Ferrari, voleva vincereun titolo mondiale ma Frank Williams, per quella ribellione brasiliana, non lo aiutò e proprio all’ultima corsa il titolo andò a Nelson Piquet.

Il mio pensiero, infine, va a Gilles Villeneuve, il cui triste 36esimo anniversario della scomparsa a Zolder in Belgio arriverà il prossimo 8 maggio. Gilles non fu mai avversario sleale nei confronti dei suoi compagni di squadra, soprattutto di Jody Scheckter che aiutò nel 1979 a vincere il titolo. Fu, invece, vittima della voglia di vincere di Didier Pironi che a Imola, nel GP di San Marino di quell’anno, profittò di una cartello (“slow”) messo al muretto dal direttore sportivo ferrarista per superare Gilles e vincere la gara. Il GP dopo, nella qualifica, Villeneuve morì e fummo in parecchi a ritenere che la causa principale dell’incidente in cui fu coinvolto, senza colpe, con Jochen Mass fosse la voglia di far vedere al compagno di squadra chi fosse il più forte. I due non erano amici, Joanna Villeneuve, qualche tempo fa, mi rivelò che al matrimonio di Pironi, Gilles e lei non furono invitati. Ciò mi confermò quel che avevo sempre pensato, che definire Didier Pironi compagno di squadra di Gilles fosse un eufemismo perché il comportamento del francese dilatava addirittura le parole del Drake: “Il peggior avversario di un pilota è il suo compagno di squadra”.


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