Monza: Adidas non cede, contro i licenziamenti i sindacati invocano al Regione
Il presidio dei lavoratori Adidas in Regione

Monza: Adidas non cede, contro i licenziamenti i sindacati invocano al Regione

Nessun passo indietro della multinazionale nella procedura di licenziamento di 41 lavoratori (in gran parte di Monza): Adidas sostiene che sono “necessari per la competitività”. I sindacati chiedono alla Regione Lombardia di intervenire.

Niente di fatto anche nell’ultimo incontro. Anche venerdì 31 gennaio Adidas ha ribadito ai sindacati che non retrocederà sull’intenzione di delocalizzare l’area Credito in Portogallo, né intende rivedere il piano industriale con una gestione differente, attraverso gli ammortizzatori sociali, degli esuberi dichiarati a Monza. Per questo i sindacati sperano ora in un intervento della Regione, che aveva già dato la sua disponibilità a farsi parte attiva nella trattativa. La speranza è che il Pirellone convochi un tavolo. «Auspichiamo che avvenga il più presto possibile» spiega Matteo Moretti della Filcams Cgil Monza Brianza. Le parti si incontreranno di nuovo il 14 febbraio. L’11 scadranno i termini per la procedura sindacale.

In settimana, intanto, Frank Deglos, general manager Italy di Adidas, ha risposto alla lettera firmata da 59 lavoratori, dipendenti italiani dell’azienda, che si erano rivolti al “capo supremo”, il Ceo Kasper Rorsted, e agli altri dirigenti per manifestare la loro contrarietà al taglio di 41 persone (35 delle quali nella sede monzese di via Monte San Primo) richiamando l’azienda alla sua «responsabilità sociale verso il territorio e le persone». Un messaggio che non ha fatto cambiare idea alla multinazionale: «Siamo tutti consapevoli -scrive Deglos- che la riorganizzazione in corso ha un impatto su alcuni dei nostri dipendenti che perderanno il lavoro, ma questa riorganizzazione è necessaria per garantire alla nostra azienda il suo futuro di leader del mercato ed evitare il rischio di perdere la sua forza storica e solidità». Secondo l’azienda, insomma, per gli esuberi sono necessari per mantenere alta la competitività. Per il resto ci sono le trattative in corso e bisogna discuterne lì.

Intanto dei tagli, che verranno operati non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei, ammontando a 500 persone in tutto, si sta occupando anche il Comitato aziendale europeo dell’azienda, un organo di informazione e consultazione che rappresenta i dipendenti (non necessariamente sindacalisti) di tutte le nazioni nelle quali l’impresa ha sede, in questo caso , oltre naturalmente all’Italia, Germania, Francia, Spagna, Inghilterra e Austria. Lo spostamento del team Credito in terra lusitana comporterà esuberi anche lì.

«Abbiamo contestato all’azienda le tempistiche -spiega Alessandro Ambrosanio, uno dei rappresentanti italiani nell’European Work Council, in pratica il Comitato aziendale continentale- Dovevamo essere informati quattro settimane prima della decisione». Invece ne sono venuti a conoscenza quando tutto ormai era alla luce del sole. L’organismo ha solo carattere consultivo ma può confrontarsi con l’azienda su aspetti di carattere di carattere formale. Della situazione si tornerà a parlare a marzo, dopo che saranno scaduti i termini per la procedura in Italia, passati i quali, in assenza di un accordo con i sindacati, l’azienda potrà dare corso ai licenziamenti.


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