Fase 2, appello di parrucchieri ed estetiste: «Fateci riaprire prima di giugno»
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Fase 2, appello di parrucchieri ed estetiste: «Fateci riaprire prima di giugno»

La piazza del web ha accolto la protesta di parrucchieri ed estetiste, protagonisti di un settore che può diventare un’altra vittima del Covid-19:

«Fateci riaprire prima di giugno».

«Non è nostra prassi manifestare, ma questa volta non si poteva fare diversamente. È chiara a tutti la situazione di emergenza che abbiamo attraversato e stiamo ancora attraversando, di una portata mai sperimentata prima, ma se non si interviene il nostro settore rischia di diventare l’ennesima vittima del Covid19. Vogliamo ricominciare a lavorare anche sette giorni su sette».

Domenico Garruto

Domenico Garruto

Domenico Garruto, presidente Apa Confartigianato Benessere per la zona Milano e Monza Brianza, insieme al presidente regionale Giuseppe La Corte, è stato uno dei protagonisti della protesta che acconciatori ed estetiste hanno mandato in onda mercoledì nella piazza virtuale del web, puntando il dito contro l’operato del Governo nei confronti del loro settore. Gli aiuti economici previsti non sono adeguati alle esigenze degli artigiani e la riapertura delle attività al 1 giugno è troppo lontana per lasciare tranquillo un comparto già in ginocchio.

Qualche apertura nelle ultime ore c’è stata e si spera in una ripresa al 18 maggio, ma per il momento non c’è niente di ufficiale e la protesta continua. Le richieste degli artigiani sono articolate: «Contributi per gli affitti e l’Imu dovrebbero arrivare con il prossimo decreto -ha dichiarato Enrico Brambilla, segretario generale Apa Confartigianato Milano Monza Brianza- Chiediamo significative riduzioni dell’imposizione locale: se i negozi rimangono chiusi tre mesi in quel periodo non c’è accolta di rifiuti e la tassa va ridotta. Ma chiediamo anche garanzie sui controlli, che non ci sia un atteggiamento vessatorio».

Proprio su questo tema un incontro in Prefettura in cui chiedere di non sottoporre i negozi a continue visite di ispettori magari di enti diversi che si rifanno a criteri differenti per giudicare le misure di sicurezza. Vengono invocati, invece, controlli sugli abusivi, una piaga che, oggi più che mai, pesa sul settore.

Un tema che gli artigiani che hanno partecipato all’incontro hanno riproposto citando casi concreti: parrucchieri che, ad esempio, hanno condotto per anni un’attività in nero a casa senza che nessuno intervenisse o dipendenti che fanno concorrenza al loro stesso negozio recandosi a casa di qualche cliente. Il rischio è che il fenomeno si ampli alimentato magari da chi è messo in cassa integrazione ma non riceve in tempi adeguati la retribuzione o da chi, una volta licenziato si presti allo stesso gioco. Il problema qui, però, Covid o non Covid, sono le denunce. Per chiedere controlli bisogna presentarle e non tutti sono disposti ad esporsi.

La categoria chiede a gran voce di tornare subito a lavorare, ma si pone anche il tema della sicurezza. Confartiganato ha presentato una proposta indicando, anche con un video, alcune regole fondamentale cui si devono attenere parrucchieri e centri estetici: lavorare solo su appuntamento, mantenere la distanza di un metro, orari flessibili per turnare i dipendenti (tra le ipotesi ventilate in questi giorni anche quella di un orario prolungato di 18 ore), mascherine e guanti monouso, occhiali e visiere per avvicinarsi ai clienti quando bisogna tagliare una barba o sistemare i capelli, lettini da detergere, un cliente alla volta con un altro in attesa e altro ancora. Le aziende dovranno sanificare gi spazi di lavoro: un accordo con l’Ats ha deifnito che per ora basterebbe eseguire le fasi di pulizia e disinfezione. Gli artigiani terrebbero un registro in cui indicare tutto quello che viene fatto da questo punto di vista. Per la sanificazione e i materiali per la pulizia è possibile un credito di imposta del 50% e ci sono bandi che forniscono contributi per le spese


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