Effetto Ilva sulla Brianza: i sindacati chiedono un incontro urgente a Arcelor Mittal Cln
Arcelor Mittal a Monza (Foto by Fabrizio Radaelli)

Effetto Ilva sulla Brianza: i sindacati chiedono un incontro urgente a Arcelor Mittal Cln

Effetto Ilva sulla Brianza. I sindacati chiedono incontro urgente coi vertici di Arcelor Mittal Cln, la società che fa parte del colosso mondiale dell’acciaio. Sono oltre un centinaio i dipendenti nei centri di distribuzione di Monza e Paderno Dugnano.

Taranto non è poi così lontana da Monza. Almeno così la pensano i sindacati, che chiederanno a breve un incontro coi vertici di Arcelor Mittal Cln, la società che fa parte del colosso mondiale dell’acciaio Arcelor Mittal (al centro in questi giorni della diatriba col governo per la ex Ilva di Taranto) che ha in carico lo stabilimento di viale Sicilia a Monza e un sito a Paderno Dugnano: qui i lavoratori hanno ricevuto la lettera inviata da Arcelor con la comunicazione dell’intenzione di lasciare l’Italia.

«Giuridicamente - ragiona Giorgio Pontarollo della Fiom Cgil Monza Brianza - i due stabilimenti in Brianza non c’entrano nulla con la questione di Taranto. Ma dal punto di vista economico un collegamento ovviamente c’è, e siamo quindi preoccupati per la situazione che s’è creata. C’è da capire se Arcelor Mittal intende lasciare strategicamente l’Italia oppure no».

Gli stabilimenti di Monza e di Paderno Dugnano fanno capo ad Arcelor Mittal Cln Distribuzione Italia, una joint venture nata nel 2015 tra le strutture distributive italiane del gruppo Arcelor Mittal e del gruppo Cln, cui fanno capo diverse altre società. Arcelor Mittal Cln Distribuzione Italia, contattata da “il Cittadino”, non ha ritenuto di dare informazioni.

Nei due stabilimenti non si fa siderurgia pesante come a Taranto, ma lavorazioni più “leggere” quali tranciature di laminati per poi distribuire nastri e lamiere d’acciaio per i settori dell’automotive, dell’elettrodomestico e delle costruzioni.

I dipendenti nella sede monzese sono 55 tra operai e addetti ai settori amministrativo e commerciale, più lavoratori interinali dipendenti dalle agenzie per il lavoro. Quarantanove i dipendenti a Paderno Dugnano.

«Ad oggi - spiega Gabriele Fiore della Fim Cisl Monza Brianza Lecco- non sono emerse criticità particolari relative alla situazione di Taranto, ma certo dobbiamo rimanere attenti all’evolversi della situazione. Tra l’altro abbiamo da ridiscutere un accordo aziendale sul premio di risultato, che scade a fine anno».

Tra gli argomenti in discussione anche quello degli infortuni: «Qui ci sarebbe da ripensare l’impostazione data dall’azienda, che è del tipo “se non ti fai male ti dò un premio” - spiega Pontarollo - Il rischio è quello dei “quasi infortuni” non denunciati. Per noi invece si deve spingere sulla cultura della sicurezza e sulla prevenzione».

Nel 2018 in sette dei dodici stabilimenti italiani di Arcelor Mittal Cln Distribuzione è stato raggiunto o confermato l’obiettivo “zero infortuni”.

Dal 1° luglio scorso non fa più parte della società lo stabilimento di Arcore, ceduto a Liberty in seguito alla decisione dell’Autorità garante della concorrenza a seguito dell’acquisizione della Ilva di Taranto. Al 31 dicembre 2018 la capogruppo Arcelor Mittal Cln ha fatto registrare una perdita di 12 milioni e 983mila euro.


© RIPRODUZIONE RISERVATA