Covid-19: la quarantena non è più malattia, i lavoratori a casa senza stipendio
Monza Pietro Occhiuto Cgil (Foto by Fabrizio Radaelli)

Covid-19: la quarantena non è più malattia, i lavoratori a casa senza stipendio

Una indagine della Fiom Cgil in 200 aziende di Monza e Brianza rileva che i lavoratori con due dosi di vaccino costretti alla quarantena per contatti con positivi non sono più in malattia: a casa senza stipendio.

«L’esplosione dei contagi ha portato a molte assenze nei posti di lavoro. Ci sono diversi casi in cui sono arrivate al 50%. Ma l’aspetto più drammatico è che molti lavoratori essendo in quarantena, non usufruiscono della malattia. Sono a casa a spese loro».

La Fiom Monza Brianza, la categoria dei metalmeccanici della Cgil, ha fatto una ricognizione nelle 200 aziende sindacalizzate che segue sul territorio e il quadro che rivela Pietro Occhiuto, il segretario generale, è questo: l’escalation di positivi che ha caratterizzato queste settimane si sta facendo sentire anche nella fabbriche, ma i lavoratori che per precauzione devono assentarsi perché venuti a contatto con una persona positiva devono fare fronte alla situazione senza essere adeguatamente sostenuti in termini economici. Chi ha tre vaccinazioni con le nuove regole è in regime di autosorveglianza, ma gli altri vivono nella non invidiabile condizione di non poter uscire per alcuni giorni ma anche di non avere retribuzione per il periodo di quarantena. C’è chi si salva con le ferie o utilizza i permessi, se può, altrimenti sorge un problema.

«Come organizzazioni sindacali -continua Occhiuto- abbiamo chiesto al Governo il ripristino del riconoscimento della quarantena». Dall’ultimo decreto, infatti, non viene più equiparata alla malattia. «Ci sono ripercussioni anche sull’organizzazione del lavoro -racconta Daniele Trezzi, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro di monza e della Brianza- I positivi e le persone in quarantena sono aumentati in maniera sensibile, stiamo rispondendo a molti clienti che ci chiamano perché hanno dipendenti che si trovano in questa situazione». Non ci sono pericoli di chiusure, ma certo la necessità di rivedere la distribuzione del lavoro.


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