Un virus raro, potenzialmente letale e un focolaio sulla nave da crociera Hondius nell’Oceano Atlantico dove tre persone sono morte e altre sono rimaste contagiate. È alta l’attenzione sull’hantavirus, ma Paolo Bonfanti, direttore della Malattie infettive dell’Irccs Fondazione San Gerardo fa chiarezza: «Nessun paragone con il Covid – precisa subito – nel 2020 ci siamo trovati di fronte ad un virus sconosciuto, mentre gli hantavirus sono noti, anche se includono diversi ceppi».
Hantavirus, Bonfanti (San Gerardo Monza): la nave da crociera
Nel caso specifico della nave da crociera è stato identificato il ceppo Andes, trasmesso dai roditori: «È il responsabile di alcune epidemie in Argentina e Cile – prosegue Bonfanti – raramente si trasmette da uomo e uomo come invece era estremamente facile con il Covid. È un virus che si prende attraverso urine ed escrementi o morsi di roditori». Nonostante l’attenzione mediatica del caso Bonfanti tranquillizza: «Capisco il clamore mediatico – dice – sembra lo script di un film: c’è una nave da crociera che sono notoriamente grandi incubatori di epidemie, la condivisione degli spazi è alta e anche il ricircolo dell’aria non è facile, c’è un virus letale, ci sono purtroppo delle vittime. Meno male che ora i passeggeri sono stati fatti sbarcare e ora la situazione è monitorata».
Terminato lo sbarco dei passeggeri dalla nave Hondius, salpata alla volta dei Paesi Bassi, l’attenzione si rivolge ai singoli Stati, cui spetta la sorveglianza sanitaria per evitare i contagi da hantavirus.
Hantavirus, Bonfanti (San Gerardo Monza): il rischio molto basso
Per quanto riguarda l’Italia, il ministero della Salute tranquillizza sul rischio, che rimane “molto basso”, al momento sono quattro le persone assistite in Italia, che si trovavano sulla nave del focolaio: due marittimi e due passeggeri. I primi due sono in isolamento obbligatorio, rispettivamente a Torre del Greco e a Reggio Calabria. C’è poi una donna fiorentina, monitorata fino all’8 giugno, e un medico sudafricano assistito in Veneto.
Il ministero ha diffuso lunedì una circolare con le linee guida che introduce precise misure di sanità pubblica per i contatti considerati ad alto rischio. Tra queste, la quarantena fiduciaria per sei settimane, il monitoraggio quotidiano dei sintomi, obbligo di mascherina, limitazione dei contatti sociali. Il documento precisa che il roditore responsabile della diffusione naturale del virus Andes in Sud America non è presente in Italia. Nel nostro Paese sono stati segnalati soltanto pochi casi sporadici di hantavirus, quasi tutti legati a esposizioni all’estero.
Hantavirus, Bonfanti (San Gerardo Monza): il tasso di mortalità
«Ricordiamo tutti il caso della nave Diamont Prince all’inizio dell’epidemia di Covid, lasciata in rada – prosegue Bonfanti – in quel caso si sono ammalati quasi tutti perché il Covid si trasmette molto facilmente da uomo a uomo e inoltre da quel caso abbiamo capito che anche gli asintomatici potevano essere malati e infettare altre persone. Qui la situazione è diversa anche se la quarantena è lunga perché il virus può manifestarsi nelle sei settimane dal contagio con una sintomatologia simile a quella influenzale anche se la mortalità arriva al 40% dei casi».
Le linee guida del ministero sono chiare: «Affrontiamo epidemie da quando è scoppiata l’ebola nel 2014 – prosegue Bonfanti – nel XXI secolo, con la facilità agli spostamenti, venire a contatto con virus più rari è più probabile. Si tratta di virus trasmessi dagli animali: il Covid dai pipistrelli, questo dai roditori, ma devo ribadire che la situazione è sotto controllo e il rischio è molto basso per il nostro Paese perché i casi sono tutti tracciati».