C’è un curioso destino nelle parole della politica. Ogni tanto tornano a casa. E così, mentre la Lega attraversa una delle sue stagioni più complicate sul piano dell’identità, Massimiliano Romeo, prova a rimettere ordine nella stanza. Aprendo le finestre, spolverando qualche vecchia bandiera e soprattutto cercando di capire dove sia finito quello spirito che, un tempo, faceva del Carroccio un movimento difficile da incasellare e ancora più difficile da ignorare.

Nel suo libro (“Fare la Lega, agenda per il rinnovamento“, Rubbettino editore) il senatore monzese e segretario della Lega lombarda compie un viaggio dentro la storia del movimento e, soprattutto, dentro le domande che oggi lo attraversano. Non è una pubblicazione scritta con il gusto della nostalgia. Anzi, il passato serve come bussola per guardare avanti. L’obiettivo è rilanciare una Lega nazionale che non perda però il suo Dna territoriale, con l’idea di trasformare l’Italia in una Repubblica federale. Tradotto dal politichese: andare a Roma senza dimenticarsi da dove si è partiti. Romeo mette sul tavolo cinque parole che dovrebbero diventare l’agenda del futuro: libertà, autonomia, federalismo, comunità e buona amministrazione. Un ritorno alle radici che non significa rimettere indietro l’orologio, ma recuperare ciò che funzionava. Perché una cosa è la nostalgia, altra cosa è accorgersi che magari, in soffitta, qualche idea utile è rimasta impolverata. Il punto centrale del ragionamento è la base. Quella base che per decenni è stata il motore della Lega e che oggi, secondo Romeo, deve tornare a essere protagonista. La definizione scelta è curiosa e molto concreta: la Lega come «sindacato del territorio».
Un movimento capace di raccogliere problemi, proteste, esigenze e aspettative e portarli nelle istituzioni. Prima ancora delle grandi strategie nazionali, insomma, ci sono le strade, i Comuni, le imprese, i cittadini. È qui che il libro diventa anche una sorta di autocritica. Romeo non nasconde gli errori e punta il dito contro una certa tendenza all’arroccamento. Chi ha sollevato dubbi o segnalato sbagli, spiega, è stato troppe volte considerato un nemico. Ed è proprio questo, secondo il senatore, uno dei rischi più grandi per il movimento: chiudersi, smettere di ascoltare e convincersi che il problema siano sempre gli altri. Poi arriva una parola che difficilmente passa inosservata: «Ci siamo imborghesiti». E qui il fantasma della Lega delle origini torna a bussare alla porta. Romeo rispolvera persino uno dei motti della stagione bossiana e invoca un ritorno al «celodurismo della prima ora».
Una parola volutamente ruvida, quasi un reperto archeologico della politica italiana degli anni Novanta, utilizzata però per indicare qualcosa di molto più serio: ritrovare carattere, combattività, capacità di stare tra la gente e di non avere paura del conflitto politico. Perché, sostiene Romeo, la Lega non può diventare semplicemente un partito come gli altri. La sua forza storica è stata proprio quella di intercettare il territorio prima che il territorio diventasse una parola buona per tutti i comunicati stampa. La questione settentrionale, dice, esiste ancora. E non è affatto superata soltanto perché nel frattempo il Carroccio ha governato, espresso ministri e occupato stabilmente una parte della scena nazionale. Anzi, proprio i risultati ottenuti al governo diventano, nel libro, un punto di partenza per interrogarsi su ciò che viene dopo.
La sfida è tenere insieme due anime: quella nazionale, necessaria per pesare a Roma, e quella territoriale, senza la quale la Lega rischia di perdere il motivo stesso per cui è nata.
Il primo appuntamento pubblico è stato giovedì 20 agosto alla Versiliana, una presentazione in anteprima in cui ha detto che “la Lega così non va, prima di Pontida serve una soluzione. Abbiamo fatto proposte, non creato problemi. Serve una squadra, Salvini ne faccia parte”. E con il governatore Attilio Fontana si è beccato la contestazione di tre militanti a difesa del Capitano
Poi il tour con l’obiettivo di riportare il confronto fuori dai palazzi e dentro quel territorio che, nella storia leghista, è sempre stato casa. In Brianza la tappa d’obbligo sulle orme di Cesarino Monti a fine settembre.