Powered by

I salari di Monza e Brianza sono calati di 220 milioni in un anno

Un quadro spietato quello descritto dalla Cgil di Monza e Brianza: i salari di lavoratori e pensionati sono stati erosi in un anno, dal 2013 al 2014, di 220 milioni di euro. «Sono cifre per difetto» aggiunge la Camera del lavoro.
Un lavoratore del settore metalmeccanico
Un lavoratore del settore metalmeccanico

Un’erosione da 220 milioni di euro tra contrazione del salario e del reddito disponibile soltanto nel 2014. Sono soprattutto le buste paga dei pensionati, dei dipendenti pubblici, oltre ai dati della cassa integrazione e a quelli sugli esodati, a restituirci l’immagine di una Brianza probabilmente mai così in difficoltà, quantomeno per la mancanza di una prospettiva concreta e a breve termine. Che influisce negativamente su una ripresa già talmente timida da apparire quasi inesistente, che in filigrana emerge dall’elaborazione della Cgil Monza e Brianza su quattro categorie considerate “critiche”.

Innanzitutto i pensionati che hanno visto una contrazione di reddito reale, specialmente per effetto della legge Fornero, sia in termini di blocco delle pensioni sia come rivalutazione annuale. Con la Corte Costituzionale che si è già pronunciata sul tema, infatti, a Monza e Brianza sono circa 50 mila pensionati, su un totale di 300 mila, quelli che dovrebbero essere rimborsati con cifre tra i 278 e i 750 euro già ad agosto e che vivono con un reddito mensile inferiore a 1500 euro. Complessivamente si tratta di 26 milioni di euro, solo una piccola parte in realtà di quanto spettava a questa categoria.

In secondo luogo, ecco i dipendenti della pubblica amministrazione, sanità compresa: in Brianza sono 12.612 persone, cui bisogna sommare i lavoratori della Scuola (13.789), che dal 2009 hanno subìto il blocco del contratto. Considerando, in via ipotetica, che il rinnovo del contratto avrebbe portato mediamente 100 euro di beneficio a testa, significa che nel 2014 questo comparto ha perso circa 34 milioni di euro, a cui si potrebbe aggiungere il valore della contrattazione decentrata con i singoli Comuni e con le Asl che dal 2009 non si fa più. Per mobilità, cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, i numeri (estrapolati da quelli di Milano) sono eloquenti. Tra dicembre 2014 e maggio 2015 ci sono stati 1470 licenziamenti per mobilità e si tratta di numeri già inferiori rispetto a 2013 e 2014, mentre la cassa in deroga ha interessato, tra gennaio e agosto 2014, 1808 persone. Relativamente alla cassa integrazione, invece, sono 2055 i lavoratori con l’ordinaria e 2020 quelli con la straordinaria, per una stima prudenziale totale tra i 5 mila e i 6 mila cassintegrati a Monza e Brianza negli ultimi mesi e circa 9.278 che hanno visto come minimo dimezzato il proprio reddito, per una perdita netta su questa categoria di 90 milioni di euro.

Ci sono poi gli esodati, circa 4 mila sul nostro territorio tra 2013 e 2015, alcuni dei quali hanno trascorso due anni senza percepire nulla e che stanno iniziando a percepire la pensione soltanto adesso. Intanto, però, altri 60 milioni sono andati bruciati su questa categoria. Infine la Cgil calcola ritardi e mancate applicazioni dei contratti nazionali: in media 18,6 mesi di ritardo, mentre – secondo l’Istat – il 30,3% degli addetti lavora con un contratto scaduto, circa 120 mila persone a Monza e Brianza per 7 milioni 800 mila euro. Totale: circa 220 milioni di euro: una cifra da paese in guerra.

«Cifre prudenziali per difetto» avverte comunque Maurizio Laini, segretario generale di Cgil Monza e Brianza, che ha elaborato dati su salari e redditi. Anche perchè da questa panoramica sono esclusi i commercianti, i liberi professionisti, le attività del terziario. «Restano fuori tutti quei lavoratori estranei alle realtà di cui si occupa il nostro sindacato. Senza dimenticare che specialmente per i dipendenti della pubblica amministrazione il calcolo è stato effettuato su un anno, e non dal 2009 in avanti. Credo che per avvicinarci all’erosione reale di salari e redditi dovremmo moltiplicare per cinque». E la colpa di chi è? Per la Cgil «la pressione fiscale: presso il nostro CSF, mediamente per i contribuenti con reddito tra 10 mila e 20 mila euro, è stata quasi del 25%. Nel 2011 l’imponibile per la Brianza è stato di oltre 26 mila euro. Altro che ripresa».