Le aziende stanno rivedendo progetti e strategie. Sono, nello stesso tempo, alla ricerca di nuovi mercati e nuovi fornitori, anche nella “vecchia” Europa. Ma serve un sostegno specifico al comparto delle piccole imprese. E la massima attenzione alla questione sicurezza. Lo ribadisce Luciana Ciceri, presidente A.P.I. Associazione Piccole e Medie Industrie. Le aziende associate sono 2mila; 400 hanno sede in Brianza. “Il contesto spiega Luciana Ciceri – resta complesso tra tensioni geopolitiche, conflitti ancora aperti, mercati instabili e costi crescenti che continuano a mettere sotto pressione le PMI; lo sottolineano molti imprenditori associati ad A.P.I., che quest’anno celebra 80 anni di storia al fianco delle piccole e medie imprese manifatturiere”.
Scenario economico, il punto di API: “Contesto complesso, situazione molto instabile”
“Di fronte a questo scenario, le associate del territorio brianzolo stanno ripensando le strategie di gestione della supply chain, intervenendo anche sulle politiche di approvvigionamento. Cresce il numero delle imprese che sta concentrando gli sforzi nell’area dell’Unione Europea, non solo come mercato di sbocco, ma soprattutto come bacino di fornitori più affidabili per ridurre il rischio di interruzioni o ritardi nelle consegne. Oltre il 21% delle imprese associate sta aprendo o valutando nuovi mercati, in particolare all’interno dell’Unione Europea. Resta comunque centrale la definizione di una politica industriale di medio-lungo periodo. Le PMI si trovano strette in una morsa che condiziona le loro scelte e ha ricadute dirette su lavoratori e famiglie. Oggi solo il 17% delle imprese associate riesce a programmare nuovi investimenti strutturali. Per farlo servono norme certe e soprattutto condizioni che permettano alle aziende di crescere. Paghiamo le conseguenze di anni di mancato sostegno alla piccola industria».
Il punto API: “Ad oggi solo il 17% delle imprese associate riesce a programmare nuovi investimenti strutturali”
«A questo – precisa Ciceri – si affianca la difficoltà di inserire persone da valorizzare in percorsi professionali qualificati, elemento che incide anche sulla propensione a investire. In questo contesto la sicurezza sul lavoro, oltre al suo valore intrinseco, è un investimento strategico su continuità, reputazione e attrattività di impresa, soprattutto agli occhi delle nuove generazioni. I dati nazionali degli infortuni sul lavoro denunciati all’INAIL nel 2025 ci richiamano a una responsabilità condivisa: le denunce complessive relative ai soli lavoratori sono salite a 516.839 (+1,0%) rispetto all’anno precedente. Non possiamo rassegnarci: l’obiettivo deve tendere a zero».