“Terra incognita. Una mappa per il nuovo orizzonte economico”. È il titolo del volume che Sebastiano Barisoni, giornalista e conduttore radiofonico, ha presentato martedì 16 giugno all’hotel Habitat di Giussano, nell’ultima conviviale che ha scandito il periodo di presidenza del Lions Club Seregno Brianza di Giorgio Formenti, che ha ormai ceduto il testimone a Dino Pezzella. La serata, all’organizzazione della quale hanno contribuito il Lions Club Brianza Host, il Lions Club Seregno Aid ed il Lions Club Monza Duomo, è servita per tracciare un quadro del momento che il mondo attraversa a livello economico. «È stata un’annata travolgente -ha spiegato in apertura Formenti- e non poteva che concludersi con il botto. Conosco Barisoni da 2 anni e l’ho stressato per dieci mesi, prima di poter fissare una data per questo incontro. Ospitiamo una delle voci più autorevoli del giornalismo economico italiano».
Lions Club Seregno Brianza: la forbice tra crisi e rivoluzioni
Barisoni, che ha ammesso di essere stato oggetto da parte di Formenti «di un’operazione di stalking», ha esordito spiegando che «in queste occasioni mi piace analizzare ciò che non si riesce ad affrontare in diretta, parlando del periodo medio lungo». La premessa ha portato all’illustrazione della forbice tra crisi e rivoluzioni. Le crisi sono fenomeni spesso diversi, «che colpiscono alcuni settori delle attività produttive, ma non tutti. Perfino il Covid non ha interessato ciascuno allo stesso modo. Le crisi sono caratterizzate da un recupero veloce del livello precedente dopo il crollo». Le rivoluzioni, invece, hanno un’altra matrice: «Nell’età moderna, ce ne erano già state tre. Non so dire quando finirà quella in corso, ma dopo ce ne sarà un’altra. Le rivoluzioni sono indistinte, perché interessano tutti, e fanno nascere il desiderio di retropia, di un ritorno al passato. Perché? Perché le rivoluzioni sono imprevedibili nel loro effetto finale, che conosciamo solo quando sono terminate».
Lions Club Seregno Brianza: una porta aperta sulla speranza per il futuro
Il focus si è quindi spostato su un altro aspetto: «Dobbiamo distinguere tra rischio ed incertezza. Il rischio è una cosa buona e giusta, l’incertezza non va bene. Le rivoluzioni ti proiettano in un mondo nuovo, dove tu perdi i riferimenti di prima. E, quando sei nel mezzo di una rivoluzione, spesso navighi a vista. I ragazzi di oggi non hanno un futuro, bensì un presente lungo. Ma vediamo anche elementi di speranza. Le banche, le agenzie di viaggio e gli sportelli assicurativi non hanno chiuso, ma fanno oggi qualcosa di diverso rispetto a prima. Io come cliente sono ossessionato dal valore aggiunto e non mi si può più piazzare quello che mi veniva piazzato 20 anni fa. Oggi domina l’algorocrazia con l’algoritmo. Ma ciò che la macchina non sa fare è la consulenza».