Ilaria Salis è stata condannata al risarcimento con 300mila euro per il licenziamento “senza giusta causa” di due ex collaboratori. La vicenda è del 2025, l’europarlamentare monzese di Avs avrebbe interrotto in maniera anticipata il rapporto di lavoro e gli ex assistenti hanno presentato il ricorso.
Salis condannata a risarcire due ex collaboratori: il tribunale del Lavoro
Lo ha deciso il giudice del Tribunale del Lavoro di Milano, Franco Caroleo, secondo il quale – secondo fonti di agenzia – sarebbe spettato a Salis “l’onere della prova della giusta causa”, rimanendo però “contumace” nel procedimento “non ha evidentemente assolto al proprio onere”. Quindi si deve affermare “l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati”.
Salis condannata a risarcire due ex collaboratori: la difesa dell’europarlamentare
Salis ha contestato la sentenza annunciando un appello: «Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato. Il procedimento è attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti. La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni. Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento», ha dichiarato all’agenzia Adnkronos definendo la vicenda “surreale” e sottolineando di non aver ricevuto la notifica degli atti del processo.
Salis condannata a risarcire due ex collaboratori: chi è
Salis era stata arrestata in Ungheria e lì aveva trascorso undici mesi in carcere in attesa di giudizio. Insegnante di Monza, era stata arrestata per un’accusa di aggressione a militanti neonazisti durante una manifestazione. Nel giugno 2024 è stata eletta alle elezioni europee con Alleanza Verdi Sinistra, a ottobre 2025 l’Ungheria aveva chiesto la revoca dell’immunità parlamentare, confermata al voto dal Parlamento europeo.