Una richiesta di impegno concreto e di alleanza educativa tra adulti e giovani. Una settantina di docenti, genitori, professionisti, educatori, referenti di associazioni, religiosi ed esponenti politici si sono schierati al fianco delle nuove generazioni condividendo un pensiero comune: “Non serve la colpevolizzazione, serve la nostra presenza come guide autorevoli e punti di riferimento”.
Saccheggi e disordini a Milano, i promotori brianzoli della riflessione
Tra i promotori di questa riflessione anche Emma Mapelli e Katiuscia Melato, docenti e referenti del Centro risorse educazione interculturale di Monza, Cosima Buccoliero, direttrice Casa Circondariale di Monza, Arci Milano Lodi Monza e Brianza, Centro islamico di Monza e Brianza.
“In merito ai recenti avvenimenti che hanno interessato la città di Milano e che vedono coinvolti diversi gruppi di giovani – scrivono – come adulti intendiamo unitamente proporre una narrazione matura e un impegno concreto nel dare un sostegno ai giovani e una risposta concreta che non stigmatizzi ma offra creativamente delle possibilità di sana socializzazione e crescita. Come adulti ci schieriamo dalla parte di tutti i ragazzi e le ragazze per ribadire il ruolo degli adulti come figure di riferimento presenti, capaci di ascolto e di guida, rifiutando la logica della sola punizione o dell’abbandono”.
Saccheggi e disordini a Milano, “mettersi al fianco dei giovani”
Il concetto di partenza è mettersi al fianco dei giovani, il rifiuto della stigmatizzazione: i singoli episodi di cronaca non definiscono un’intera generazione. Liquidare il disagio giovanile come semplice “mancanza di valori” allontana la soluzione. È necessario distinguere le azioni dalle persone che le hanno compiute, presenza e autorevolezza: i giovani non hanno bisogno di adulti amici o giudici distanti, ma di figure autorevoli capaci di dare limiti condivisi e sostegno reale nell’ascolto senza pregiudizi e nel dialogo.
Saccheggi e disordini a Milano, i diversi punti chiave
Sono diversi i punti chiave: co-responsabilità adulta: quello che accade nelle strade è spesso il riflesso di una solitudine relazionale, di una carenza di spazi di aggregazione sani e di una scuola sempre più depauperata che fatica ad includere; la responsabilità di ricostruire questi ponti è del mondo adulto.
“Proposte e non solo critiche e repressione: chiediamo l’apertura immediata di tavoli di confronto tra istituzioni, scuole e famiglie – scrivono nel comunicato – per potenziare l’educazione di strada, il supporto psicologico accessibile a tutti e a tutte e l’investimento di maggiori risorse per tutte le agenzie educative e formative che possono creare significative comunità educanti. I ragazzi ci stanno parlando, anche attraverso forme di espressione provocatorie o conflittuali. Rispondere con la sola repressione o con l’indifferenza significa fallire come società. Noi adulti abbiamo il dovere di stare dove sono loro, di accogliere la loro complessità e di offrire alternative reali di crescita e partecipazione. Noi ci siamo e ci schieriamo con loro, per aiutarli a costruire un futuro sostenibile di speranza, non per giudicarli”.
Tanti punti su cui fermarsi a riflettere e soprattutto confrontarsi che sono stati presentati anche in consiglio comunale a Milano perché quanto accaduto si per tutti il punto di partenza per una riflessione comune. “Vogliamo mantenere alta l’attenzione su quanto è successo perché è importante capire cosa ha spinto dei giovani ad un comportamento così forte – conclude Emma Mapelli – e distruttivo. Vorremmo che questa nostra riflessione sia un punto di partenza per aprire un dialogo tra adulti che ci permetta di andare oltre agli episodi di cronaca e ci porti ad essere di aiuto concreto ai ragazzi. Noi adulti dobbiamo essere guide autorevoli e punti di riferimento per i nostri giovanissimi, per questo l’idea è di continuare a intessere relazioni e condivisioni per mantenere alta l’attenzione”.