Il primo referendum della storia nazionale ha una data che tutti ricordano: 2 giugno del 1946. Il giorno in cui, gli italiani, furono chiamati a scegliere di vivere in una monarchia oppure in una repubblica.
Non ebbero dubbi: l’Italia, di lì a poco, diventò “una repubblica fondata sul lavoro”, come esordisce la carta costituzionale. Lo stesso pensarono i monzesi e i brianzoli, all’epoca, con tante sfumature. Monza, intanto: alle urne andarono 45.130 aventi diritto al voto, cioè il 94,12% del totale, che si espressero al 65,39% per lo stato repubblicano (28.434), ma ci furono anche 15.050 persone che, forse nostalgici della vita di corte della Reggia, avrebbero preferito la monarchia.
Referendum del 2 giugno 1946: com’è andata nei comuni della Brianza
Nelle grandi città della Brianza la prevalenza è un risultato netto di 3-1, in media, come a Desio, Lissone e Vimercate (78,98%, 75,97%, 75,59%), leggermente inferiore il voto republicano invece a Seregno e Cesano Maderno (64,77% e 61,76%). Il trionfo antimonarchico arriva prevalentamente dai piccoli comuni del vimercatese con il record assoluto di Cavenago (93,36% per la repubblica), Cornate, Burago, Mezzago, Osnago, Cornate e Roncello, tutti saldamente sopra l’80% per la nuova forma dello Stato. Così è anche a ovest, in particolare a Lentate sul Seveso (85,13%), Muggiò e Nova Milanese (86,87% e 85,23%).
Soffiava tanta voglia di sangue blu invece soprattutto a Verano Brianza, dove il 47,61% dei votanti scelse la monarchia: non troppo distanti Barlassina (41,14%), Carate (42,48%), Correzzana (46,13%) e Lesmo (40,25%).