L’anno delle tre elezioni sarà contraddistinto da una tornata determinante per la Brianza in cui, però, i cittadini non potranno toccare palla. Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno 2027 i sindaci e i consiglieri comunali designeranno il presidente della Provincia che succederà a Luca Santambrogio che decadrà subito dopo le amministrative della prossima primavera, quando terminerà il suo secondo mandato da sindaco di Meda.
Santambrogio, leghista dai toni moderati, è finora il presidente rimasto più a lungo alla guida dell’ente di via Grigna: è stato eletto nel luglio 2019, quando ha sconfitto la sindaca di Lissone Concettina Monguzzi, ed è stato confermato nel marzo 2024 quando ha superato di misura il primo cittadino di Cesano Maderno Gianpiero Bocca. Durante i suoi due mandati ha più volte fatto da ago della bilancia all’interno del consiglio provinciale in cui centrodestra e centrosinistra si sono trovati in perfetta parità, con otto rappresentanti per parte, come nell’assemblea in carica, eletta lo scorso maggio.
Provincia di Monza e Brianza: come funziona
A un anno dall’appuntamento con le urne è praticamente impossibile azzardare previsioni sull’identità del successore di Santambrogio: l’unica cosa certa è che nella scelta avranno un peso determinante primi cittadini e consiglieri comunali che saranno eletti nel 2027. La legge Delrio del 2014 prevede che il presidente di un ente intermedio sia un sindaco il cui mandato non scada nei diciotto mesi successivi, designato non dai cittadini ma dai suoi colleghi e dai consiglieri comunali con il voto ponderato: le preferenze vengono assegnate sulla base di coefficienti determinati dal numero di abitanti dei comuni degli elettori. Inutile dire che le schede viola dei monzesi pesano, metaforicamente, quasi quanto l’oro.
Provincia di Monza e Brianza: le riforme rimaste sul piatto
Negli ultimi anni l’Unione delle province italiane ha chiesto a gran voce una nuova riforma, che riassegni alle province una parte delle competenze sottratte dalla Delrio e ridia ossigeno ai loro bilanci evitando che debbano versare allo Stato una buona fetta dell’Rc auto e dell’Imposta di trascrizione con cui fino al 2014 finanziavano la loro attività. L’organismo ha, inoltre, auspicato il ritorno all’elezione diretta del presidente e del consiglio: le sue istanze, perorate anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono però rimaste lettera morta. Un paio di anni fa sembrava che la controriforma potesse andare in porto in seguito a un accordo raggiunto dai diversi schieramenti, sfociato in un testo rimasto fermo al Senato: il nodo da sciogliere non è tanto politico, quanto pratico. Il ritorno al passato, secondo i calcoli di alcuni addetti ai lavori, costerebbe al Governo circa un miliardo di euro l’anno, necessario a garantire trasferimenti adeguati a ogni ente e a rimpolpare i loro organici, ridotti all’osso dopo l’entrata in vigore della Delrio che ha imposto il taglio del 50% dei dipendenti.
Provincia di Monza e Brianza: i problemi e i costi
È rimasta al palo anche una delle proposte più minimali avanzate dall’Upi: equiparare la durata del mandato del presidente e quella del consiglio. Il primo, infatti, resta in carica quattro anni, sempre che non decada come sindaco, mentre l’assemblea solo due: la discrepanza costringe i segretari di partito e gli amministratori locali a continue campagne elettorali che, se non coinvolgono i cittadini, impegnano le forze politiche in una ricerca quasi perenne di candidati e di confronti a caccia di voti. La compilazione delle liste degli aspiranti consiglieri non di rado si trasforma in una sorta di impresa: i componenti delle assemblee provinciali, infatti, non ricevono alcun rimborso per l’impegno dedicato all’ente.