I monzesi che assumono medicinali prodotti da aziende israeliane possono dormire sonni tranquilli: le farmacie comunali continueranno a venderli. Una volta che il polverone si sarà diradato potrebbe emergere la reale portata del boicottaggio votato lunedì 2 febbraio dal consiglio comunale: la mozione di Labmonza, che non ha trovato il sostegno dell’intera maggioranza, potrebbe restare un atto connotato politicamente, ma simbolico, che il cda di Farmacom difficilmente potrebbe attuare in quanto, come ha affermato il vicesindaco Egidio Longoni, è tenuto a operare con un occhio ai bilanci.
Monza: il consiglio vota la mozione contro la vendita di farmaci israeliani, il presidente di FarmaCom
Il presidente di Farmacom Riccardo Tofani in un comunicato ha precisato che «la dispensazione dei farmaci ai cittadini sarà sempre garantita secondo le consuete modalità, assicurando ai pazienti la piena continuità del servizio e l’accesso a tutti i farmaci ricompresi nel Prontuario Farmaceutico Nazionale» nel rispetto del «principio fondamentale della libera scelta del farmaco, sia esso equivalente o di marca, della normativa, delle prescrizioni mediche, della continuità terapeutica, delle abitudini dei pazienti e delle esigenze degli utenti».
Monza: il consiglio vota la mozione contro la vendita di farmaci israeliani, l’impegno richiesto
L’impegno originale chiesto al sindaco Paolo Pilotto nel mettere al bando i prodotti di aziende che, accusano gli esponenti di Labmonza, sosterrebbero «l’apartheid dei palestinesi» in Cisgiordania e i massacri compiuti dall’esercito a Gaza, è stato del resto declassato a semplice invito da un emendamento del Pd.
Mozione alla mano il primo cittadino, che come altri due esponenti della maggioranza si è astenuto, dovrebbe «interrompere i rapporti istituzionali con il Governo israeliano» che peraltro nessuno ricorda ci siano mai stati fino a quando le condizioni del popolo palestinese non miglioreranno.
Che il boicottaggio non sia semplice da attuare lo ha ammesso anche Lorenzo Spedo, il capogruppo di LabMonza, che ha precisato che riguarderebbe i medicinali generici e non quelli essenziali, che «i farmacisti non possono rifiutarsi di fornire i prodotti disponibili», che gli impegni commerciali dovranno essere rispettati. L’azione di protesta, ha avvertito il democratico Marco Riboldi, si ripercuoterebbe sui cittadini che sarebbero costretti a spendere di più e, ha aggiunto il forzista Pier Franco Maffè, rischierebbe di destabilizzare gli anziani, abituati a riconoscere le medicine dal colore della confezione.
«La mozione è una marchetta politica» ha commentato Stefano Galbiati della Lista Allevi, digerita solo da sedici esponenti del centrosinistra, che ha suscitato l’indignazione dei consiglieri regionali di Lega e Forza Italia che hanno ricordato che Israele produce un gel innovativo usato per curare i giovani ustionati nel rogo di Crans Montana.