Infortuni sul lavoro in lievissima crescita, 7.816, a Monza e in Brianza – e non è una buona notizia – con sette decessi rispetto ai 15 dell’anno precedente. Si tratta dei dati inerenti il 2025, relativi a Monza e alla Brianza, pubblicati da INAIL riguardanti anche le malattie professionali. L’incremento degli infortuni sul lavoro in provincia, rispetto al 2024, è stato dello 0,14%, percentuale decisamente inferiore rispetto a quella nazionale (+1,38%) e regionale (+0,75%) ma comunque con segno positivo.
Anche in Lombardia calati gli infortuni mortali-9,89% con 164 casi di lavoratori deceduti per incidenti sul lavoro (nel 2024 erano 182). Un risultato in controtendenza rispetto all’andamento nazionale dove si registra un lieve incremento. Gli infortunati in Lombardia sono stati per il 63,7% uomini, stabili, mentre sono aumenti i casi che hanno riguardato le donne, +2,15%. Tra i casi mortali, tuttavia, la prevalenza maschile resta netta: 144 decessi contro 20 femminili.
Infortuni sul lavoro, i dati 2025: Cisl preoccupata da quelli in mobilità
I numeri sono finiti sotto la lente della Cisl Monza Brianza e Lecco per verificare l’efficacia delle politiche di prevenzione messe in campo. Nel dettaglio, analizzando i dati regionali emerge un incremento degli infortuni in itinere (+2,65% rispetto al 2024) che rappresentano il 18,45% del totale e crescono a un ritmo nettamente superiore rispetto agli incidenti
avvenuti sul luogo di lavoro (+0,33% rispetto al 2024). Un fenomeno – specifica il sindacato – “ancora più evidente tra gli infortuni mortali”. Infatti, mentre i decessi in occasione di lavoro sono scesi a 112 (-14,5%), quelli in itinere sono saliti a 52 (+1,96%) “e rappresentano ormai il 31,7% del totale”.
“Un dato – specifica la Cisl brianzola e lecchese – che conferma come la sicurezza sul lavoro non si esaurisce all’interno dei luoghi di produzione con la valutazione dei rischi classici”. Gli infortuni in itinere “sono spesso legati anche a fattori organizzativi, come turnazioni, orari disagiati e difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, oltre che alle condizioni della mobilità e alla sicurezza stradale” dice la Cisl.
Infortuni sul lavoro, terziario il più esposto, l’industria per quelli mortali
Il terziario è il macrosettore più esposto a infortuni (29.571 casi), seguito da industria (27.977). Per quelli mortali, invece, al primo posto c’è l’industria con 68 decessi, segue il terziario con 42 e poi l’artigianato con 23: insieme rappresentano l’81,1% del totale infortuni mortali.
Considerando invece le attività economiche gli infortuni totali si concentrano, così come nel 2024, in 5 settori: trasporto e magazzinaggio con 6.714 casi, commercio ingrosso dettaglio e riparazioni auto e moto (6.101), costruzioni (5.896), sanità e assistenza sociale (5.820), noleggio, agenzie viaggi, servizi supporto alle imprese (4.101 casi). Considerando invece gli infortuni mortali, in testa ci sono le costruzioni con 22 casi, poi il trasporto e il magazzinaggio con 17, il commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazioni auto e moto con 14, fabbricazioni di macchinari e apparecchiatore (5) e fabbricazione di prodotti di metallo (4). Queste attività economiche rappresentano il 41,6 % degli infortuni totali e il 61,4% di quelli mortali.
Infortuni sul lavoro: dati più alti tra i cinquantenni e doppi per gli extracomunitari
Sempre guardando ai dati regionali riscontriamo che le fasce di età tra i 45 e i 59 anni concentrano circa il 30% degli infortuni totali: il maggior numero di infortuni si concentra nella fascia tra i 50 e i 54 anni (11.928). Per gli infortuni mortali, la classe più colpita è quella tra i 60 e i 64 anni, seguita da 55-59 e 50-54 anni, “a conferma del peso crescente dell’invecchiamento della forza lavoro”. Il 73,6% degli infortuni sul lavoro riguarda lavoratori italiani, mentre il 23,6% coinvolge lavoratori extracomunitari, ciò nonostante questi ultimi rappresentino il 10% degli occupati. Situazione che per la Cisl “suggerisce che i lavoratori extra-UE siano frequentemente impiegati nei settori a maggiore rischio e, verosimilmente, in contesti caratterizzati da minori tutele e condizioni di lavoro più critiche”. Tra l’altro, nel 2025, si è registrato un ulteriore aumento degli infortuni pari al 3,41%.
Malattie professionali in calo, la Cisl: “Dato ingannevole, c’è tanto sommerso”
Sono invece in decrescita le malattie professionali: nel 2025 le denunce sul territorio della Provincia di Monza e Brianza sono state 313 contro le 340 del 2024 (-7,94%), ma il dato secondo il sindacato non deve ingannare in quanto potrebbe nascondere “una mancanza di emersione delle patologie lavoro-correlate”. Il sindacato è convinto che “il fenomeno sia ancora ampiamente sottostimato” e ritiene necessario un rafforzamento delle attività di informazione e dei percorsi di tutela che favoriscano la piena emersione delle casistiche “e garantiscano ai lavoratori il riconoscimento dei propri diritti“. Tra l’altro il patronato INAS CISL offre assistenza gratuita per il riconoscimento delle malattie professionali, “supportando il lavoratore nell’iter burocratico con l’INAIL, dalla denuncia alla valutazione medico-legale”. Il servizio valuta la connessione tra patologia e lavoro, gestendo pratiche per indennizzi, rendite, aggravamenti e ricorsi.
Infortuni sul lavoro, il segretario Cisl Mb Lecco: “I dati a livello provinciale incoraggianti ma non abbassiamo la guardia”
“Nonostante le politiche messe in campo dal sindacato e dagli enti preposti – commenta Mirco Scaccabarozzi, Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco – gli infortuni sul lavoro
continuano ad essere uno degli avversari più difficili da affrontare. Il rigore nell’applicazione delle regole, che dovrebbe essere scontato soprattutto quando in ballo ci sono vite umane, viene vissuto ancora troppo spesso dalle aziende come una perdita di tempo e quindi una perdita di soldi”. “I dati a livello provinciale sono incoraggianti – aggiunge – ma non possiamo e non vogliamo abbassare la guardia”.
“L’analisi del report INAIL ci indica con chiarezza dove intervenire – aggiunge il segretario – comparti ad alto rischio, lavoratori over 55, lavoratori extra-UE, sicurezza negli spostamenti e tutela della salute nel lungo periodo promuovendo l’emersione delle malattie professionali ma soprattutto la loro prevenzione. La riduzione dei morti a livello regionale rappresenta un segnale positivo, ma i numeri complessivi confermano che la sicurezza sul lavoro resta una sfida centrale soprattutto nella nostra Regione ad elevata densità occupazionale”.