Memoria e pace: sono le due parole che, secondo il presidente della Provincia Luca Santambrogio, dovranno risuonare ovunque durante le celebrazioni con cui saranno commemorate le vittime del nazifascismo. «Dobbiamo lasciare ai più piccoli la memoria di quello che la storia ha fatto – ha affermato venerdì 16 in occasione della consegna ai sindaci delle pietre d’inciampo dedicate a trenta brianzoli morti nei lager – mai come in questo periodo sentiamo l’esigenza che la pace sia in tutto il mondo. Con le pietre riportiamo a casa la memoria di chi non è più tornato».
Monza e Brianza: le pietre d’inciampo, il 1938 e il 1943
Il ricordo delle atrocità commesse dal nazifascismo è, secondo il prefetto Enrico Roccatagliata, un «dovere soprattutto etico» per evitare che, come temeva Primo Levi, ogni traccia svanisca con gli ultimi testimoni diretti e che, come avverte Liliana Segre, gli orrori possano essere ridotti a poche righe in qualche libro di storia.
«I germi dell’intolleranza albergano in ogni società – ha ammonito il presidente del comitato brianzolo per le pietre d’inciampo Fabio Lopez Nunes – e sono pronti a contaminarla come un virus mentre noi ci crogioliamo nelle nostre case». Negli ultimi tempi, ha denunciato, in Italia si sono moltiplicati le violenze e gli insulti da parte «dei leoni da tastiera che diffondono odio e fanatismo nella caccia all’ebreo e che spesso non conoscono nemmeno il significato del termine sionista». «Nella mia vita – ha aggiunto – ho sentito ogni giorno i ricordi dei giorni terribili del 1938 e del 1943: tutti dobbiamo farci carico affinché il fascismo non si rigeneri» così come «dobbiamo esprimere solidarietà piena e totale a chi oggi in Iran lotta per liberarsi dalla dittatura».
Monza e Brianza e le pietre d’inciampo: tutti i nomi
Nei prossimi giorni in venti comuni saranno collocate le pietre d’inciampo intitolate a trenta tra partigiani, oppositori del regime e militari che dopo l’8 settembre ‘43 si rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò: venerdì 23, alle 9,30, sarà posata una rosa bianca davanti a quella dedicata a tutti i deportati brianzoli collocata davanti alla sede della Provincia.
Ad Agrate i blocchetti realizzati dall’artista tedesco Gunter Demnig omaggeranno Carlo Gaviraghi e Albino Rovati, a Biassono i fratelli Enrico e Mario Meregalli, a Bovisio Masciago Mario Gerardo Biga, a Brugherio Giulio Mandelli, a Cavenago Ambrogio Sala, a Ceriano Laghetto Natale Prada, a Cesano Maderno Mario Radice, Umberto Giussani, Massimo Colombo e Angelo Reguzzi, a Desio Luigi Sala, a Giussano Mario Barzaghi, a Lentate sul Seveso Carlo Parazzini e Carlo Caronni, a Lesmo Camillo Sala, a Lissone Fernando Cassamagnago, a Macherio Aldo Villa, a Meda Angelo Pozzoli, a Monza Erminio Tremolada, Matteoldani Rizzardi, Angelo Zampieri e Mario Certa, a Seregno Claudio Appennini, a Seveso Ezio Mauri, a Varedo Cesare Barna, a Veduggio con Colzano Giulio Viganò e Angelo Torricelli, a Vimercate Virgilio Villa.
Monza e Brianza: due brianzole di Desio nello Yad Vashem
Elvira Cattaneo di Desio e madre Teresa Tamanza, suora nel convento della stessa città, sono, invece, state riconosciute tra i “Giusti fra le nazioni” dallo Yad Vashem, l’ente nazionale d’Israele per la memoria dell’Olocausto, per aver salvato la piccola Yehudith Haselnuss Kleimann che oggi, ultracentenaria, vive a Gerusalemme.