Monza, “cieco assoluto” al volante del suv non era un “finto invalido”: assolto dal Tribunale

Un imprenditore "cieco assoluto" assolto dal Tribunale di Monza: nonostante il suo status, tale da consentirgli di percepire una pensione, sarebbe in grado di svolgere in autonomia alcuni "atti di vita quotidiana"
Il tribunale di Monza
Il tribunale di Monza

Assolto perché “il fatto non sussiste”: nonostante percepisse una pensione di invalidità, concessa per il riconoscimento della “cecità assoluta”, due anni fa era stato arrestato dalle Fiamme gialle dopo essere stato visto camminare da solo per strada e mettersi anche al volante di un’auto di proprietà, tanto da sospettare che fosse un “finto invalido”. Il Tribunale di Monza, dove è stato processato, l’ha assolto. Sarebbe infatti riuscito, nonostante il suo status, conclamato da una specifica Commissione medica, a svolgere azioni complesse, come appunto guidare o attraversare la strada, grazie a un “residuo visivo” e alla “capacità di adattamento”. Non avrebbe “fregato” soldi allo Stato. Non era un “furbetto”. Nulla a che fare con le accuse di truffa, falso e riciclaggio per le quali era finito alla sbarra.

Monza, arrestato dalla Finanza nel 2024 e poi il processo con l’assoluzione

Sospiro di sollievo per l’imputato, un imprenditore pakistano residente in Brianza. Per i fatti contestati, risalenti al 2021, si era visto anche sequestrare conti correnti e oggetti preziosi. Il riconoscimento della invalidità era arrivato dopo che si era sottoposto a una serie di visite specialistiche e legali, nel 2022: ottenne una certificazione di “cieco assoluto” dalla Commissione Medica per l’accertamento dell’Invalidità civile di Monza con il conseguente diritto a percepire una pensione di invalidità dall’Inps.

Monza: c’è un residuo visivo ammesso dalla legge che può consentire alcuni “atti di vita quotidiana”

Fino al 2024, quando la Finanza di Seveso, durante un controllo, lo vide “guidare con disinvoltura un’auto di sua proprietà”. Il caso finì sul tavolo della Procura di Monza con relative accuse e revoca della pensione di invalidità da parte dell’Inps. Al processo l’imprenditore si è affidato a due legali esperti in materia: la Procura aveva chiesto la condanna a 3 anni e mezzo di reclusione, è arrivata l’assoluzione.

Secondo quanto emerso dal processo, come spiegato dai legali dell’imprenditore, il riconoscimento dello status di cieco assoluto risponde esclusivamente a requisiti di carattere medico e non ha rilievo se poi l’invalido riesca comunque a compiere azioni, anche complesse. “Un residuo visivo, ammesso dalla legge al di sotto del 3% – hanno detto – può consentire in alcuni casi anche di muoversi in autonomia o compiere alcuni atti di vita quotidiana”.

L'autore

È la redazione del Cittadino, uno e tutti: garantisce il flusso costante delle notizie. Senza fermarsi.