Hanno varcato i portoni di Mauthausen uno in fianco all’altro, ne sono usciti divisi ma hanno condiviso la stessa tragica fine. È attorno a questa immagine potente, monito su fino a che punto può arrivare il male, che Biassono si è raccolta sabato 24 gennaio in via Umberto I n. 46, per la posa della pietra d’Inciampo – le prime in paese – dedicata a Mario ed Enrico Meregalli, due fratelli vittime della deportazione nazifascista. Un gesto di memoria pubblica che restituisce dignità, identità e storia a due nomi cancellati dalla violenza del Novecento.
Giorno della Memoria 2026: la riconoscenza di Biassono per i fratelli Meregalli, due numeri di matricola consecutivi per Mauthausen
Mario ed Enrico Meregalli, figli di Aurelia Monguzzi, vedova, vivevano a Biassono insieme ad altri due fratelli e a una sorella. Operai, furono arrestati nel marzo del 1944 con l’accusa di essere scioperanti, colpa che in quegli anni poteva costare la libertà e la vita. Deportati insieme, partirono l’8 marzo da Firenze su un convoglio che fece tappa a Fossoli e a Verona, per poi giungere al campo di concentramento di Mauthausen l’11 marzo 1944.
È proprio l’osservazione dei loro numeri di matricola – 57.268 per Enrico e 57.269 per Mario – a raccontare senza parole il loro ingresso nel lager: numeri consecutivi che testimoniano come abbiano probabilmente attraversato quei cancelli fianco a fianco. Mario Meregalli, nato a Biassono il 9 ottobre 1915, venne successivamente trasferito al sottocampo di Gusen, dove morì il 12 marzo 1945. Enrico, secondogenito di Aurelia Monguzzi, fu invece decentrato a Ebensee il 25 marzo 1945 e lì perse la vita il 21 aprile dello stesso anno, a poche settimane dalla liberazione.
Giorno della Memoria 2026: la riconoscenza di Biassono per i fratelli Meregalli, «le pietre sono segni silenziosi ma permanenti»
Alla cerimonia il sindaco di Biassono Luciano Casiraghi, il sindaco del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze Francesco Porta, la consigliera della Provincia di Monza e Brianza Antonella Casati e Milena Bracesco, vicepresidente del Comitato per le Pietre d’inciampo della Provincia.
«Queste pietre restituiscono a Mario ed Enrico Meregalli un nome, una storia e un volto nello spazio pubblico del nostro Borgo – ha dichiarato il sindaco – sono segni silenziosi ma permanenti che ci invitano a fermarci e a ricordare che dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una comunità colpita».