Un sì o un no pronunciato dalle guardie condannava o salvava, in molti casi momentaneamente, gli internati nei lager in cui sono stati sterminati milioni di ebrei e di oppositori dei regimi nazista e fascista.
La tragicità di quella lotteria è stata riprodotta dagli studenti delle terze della media Ardigò che martedì 27 gennaio sono intervenuti alla celebrazione del Giorno della memoria al Bosco di via Messa, preceduta dalla posa delle pietre d’inciampo intitolate a Erminio Tremolada, Matteoldani Rizzardi, Angelo Zampieri e Mario Certa.

Giorno della Memoria 2026: Monza, l’importanza di ricordare
Ai ragazzi hanno idealmente ceduto il testimone gli altri partecipanti: «Noi figli di deportati abbiamo i capelli bianchi – ha affermato la vicepresidente dell’Aned Milena Bracesco – ricordo quando Vittorio Bellini e Vittorio D’Amico mi dissero “Ora tocca a te”. Ho sempre cercato di fare del mio meglio perché la libertà è costata troppo per non continuare a difenderla».
«L’indifferenza è un morbo che porta allo sbando – ha ammonito – è il messaggio che ci lasciano tutti coloro che sono ricordati» con un albero nel Bosco. Ha messo in guardia sulla possibilità che la Shoah sia dimenticata anche il prefetto Enrico Roccatagliata: «Primo Levi diceva che quando i testimoni spariranno avranno via libera i falsari – ha spiegato – e Liliana Segre avverte che di quanto accaduto rischia di rimanere solo una riga nei libri. È grazie a persone coraggiose che noi possiamo rispondere alla domanda: “Voi cosa avreste fatto? perché l’umanità non è mai stata offesa come in quegli anni».
Citando l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha auspicato che «La memoria dell’abisso ci dia la forza di costruire la pace».
È necessaria una analisi rigorosa per comprendere le atrocità commesse dai regimi nazifascisti, ha riflettuto la consigliera provinciale Antonella Casati, perché «dietro lo sterminio non c’erano mostri ma uomini e donne comuni».

Giorno della Memoria 2026: Monza, il sindaco e la riflessione sui «dispotismi di ieri e di oggi»
La speranza seguita alle due guerre mondiali, ha commentato il sindaco Paolo Pilotto, rischia di andare in frantumi: gli adulti, prima che i giovani, dovrebbero fermarsi a pensare in quanto mostrano «smemoratezza» ordinando «massacri di civili» e sostenendo «desideri non controllati di dominio». Anche in simili frangenti non bisogna, però, cedere ai «profeti di sventura»: «Non neghiamo la Shoah e i dispotismi di ieri e di oggi – ha concluso – ma resistiamo alla paura, ritroviamo parole che rispettano» e la cura delle cose affinché il «sacrificio di milioni di persone non suoni come uno strumento che nessuno è capace di ascoltare».