Giornata mondiale delle api: in Brianza 1.342 apiari ufficiali

I dati ufficiali delle api in Brianza e il progetto di monitoraggio attivato da anni da parte di Ats: le notizie buone e quelle meno.
Un'ape "brianzola" alle arnie dell'Enpa Monza
Un’ape “brianzola” alle arnie dell’Enpa Monza

La Lombardia è la prima regione in Italia per numero di apicoltori: 11.297, il 73% fanno attività per autoconsumo, il 27% commerciale. Gli apiari aperti sono 21.974, il 78% stanziali, il 22% nomadi. Nel territorio di Ats Brianza le attività di apicoltura registrate nella banca dati nazionale sono 1.308: 761 in provincia di Lecco, 547 nella provincia monzese. Gli apiari sono 3.626, dei quali 1.342 a Monza e Brianza.

Gli stanziali sono 2.851 (78%), i nomadi 774 (22%). Gli alveari registrati sono 21.834. Il dipartimento veterinario di Ats Brianza ha, tra le sue funzioni, anche quella di salvaguardare la salute e il benessere del patrimonio apistico e di controllare la sicurezza dei prodotti dell’alveare, il miele in primis.

Giornata mondiale delle api: i progetti di monitoraggio di Ats Brianza

Esiste un progetto di monitoraggio e prevenzione degli avvelenamenti delle api iniziato nel 2021, con campioni raccolti in 4 stazioni di monitoraggio, con 3 alveari ciascuna. Una si trova alla periferia di Monza, in un’area in prevalenza urbana e residenziale, una nel Vimercatese, dove accanto all’elevatissima antropizzazione ci sono aree di agricoltura intensiva con seminativi. «Le api sono sentinelle preziose della qualità dell’ambiente, dalla loro attività di impollinazione dipendono il raccolto di molti alimenti e la fioritura di almeno il 70% delle specie vegetali presenti sulla terra – spiega Giovanni Prestini, direttore del distretto veterinario di Monza e referente del progetto – Per questo la cosiddetta “sindrome da spopolamento degli alveari” è fenomeno da valutare con attenzione. Nelle province di Lecco e Monza si stima una presenza oscillante nel corso della stagione tra i 200 milioni e il miliardo di api. L’avvelenamento delle api, registrato in modo crescente negli ultimi decenni, dipende da insetticidi, diserbanti, fungicidi, antiparassitari, utilizzati in agricoltura e nell’attività florovivaistica, e in alcuni casi molto gravi dagli insetticidi utilizzati in ambiente urbano per la lotta alle zanzare».

Giornata mondiale delle api: i pericoli e le buone notizie

E ancora: «Non manca inoltre l’effetto generato dai cambiamenti climatici, dall’inquinamento atmosferico e idrico dovuto a emissioni civili e industriali di mezzi di trasporto e cicli produttivi, e da alcune patologie specifiche delle api, come la varroa, un pericoloso e diffuso parassita».

Dall’esito delle verifiche risulta che sul fronte di pesticidi e fitofarmaci, in 22 campioni su 40 (il 55%) è stata rilevata la presenza di soli 6 tipi di molecole sui 260 principi attivi ricercati (il 2,3%), come erbicidi e fungicidi per uso agricolo e civile, ma con bassa tossicità e quantità limitate. Tra i dati emersi dal progetto ce n’è uno particolarmente confortante: l’assenza di non conformità nel territorio di Ats Brianza per i pesticidi nel miele, prodotto dalle api a partire dal nettare.