Sono cresciuti del 16% i provvedimenti di sfratto nel 2024 rispetto all’anno precedente. A confermarlo sono i dati forniti dal ministero dell’Interno che fotografano il trend in tutte le provincie d’Italia, considerando non solo i provvedimenti esecutivi ma anche le nuove richieste e gli sfratti effettivamente seguiti nel corso dell’anno. I numeri arrivano a pochi giorni di distanza dal disegno di legge che accelera gli sgomberi.
È boom di sfratti nella provincia MB: i numeri
Nel 2024 sono stati in tutto 710 i provvedimenti di sfratto emessi nella provincia di Monza e della Brianza, che si sommano ai 2.448 sfratti rimasti in giacenza dagli anni precedenti, con una crescita dunque in soli 12 mesi del 15,91%. Mediamente occorrono da uno e mezzo a due anni per riuscire a ultimare un provvedimento di sfratto, e anche questo è confermato dai dati a disposizione: a fronte dei 710 nuovi provvedimenti di sfratto emessi nel 2024 solo 561 sono stati eseguiti.
Un problema, quello dell’abitare, che coinvolge l’intero Paese, dai comuni più grandi alle piccole provincie e che ha impegnato anche il governo che proprio lo scorso 30 aprile ha approvato il Piano casa, volto ad aumentare l’offerta abitativa attraverso il recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e la promozione dell’edilizia integrata.
Ma come mai si riscontra un aumento di quasi 16 punti percentuale per quanto riguarda i provvedimenti di sfratto nella nostra provincia? Peggio (nel senso che ne sono stati notificati di più nel 2024 rispetto all’anno precedente) hanno fatto solo le provincie di Pavia (21,99% di provvedimenti di sfratto) e Mantova (20,54%), escludendo il dato della città capoluogo con una percentuale di sfratti da capogiro: 1100,75% nel 2024 rispetto al 2023. Dicevamo: come mai?
È boom di sfratti nella provincia MB: l’analisi dell’esperta
A dare una risposta è Ada Rosafio, da oltre trent’anni nel campo del mercato immobiliare e vicepresidente di Confesercenti Milano, che proprio di sfratti ha parlato recentemente in Camera di commercio.
«La legge sulla locazione è sbagliata. I dati relativi ai cattivi pagatori vengono raccolti nei sistemi di informazioni creditizie che segnalano la posizione alle banche che quindi hanno la facoltà di non concedere prestiti fino a tre anni per chi risulta ritardatario o inadempiente rispetto ai pagamenti di un prestito richiesto. Non avviene lo stesso per gli inquilini inadempienti. Non esiste un database che raccolga i dati su quelli insoluti. I proprietari di casa faticano a fidarsi a mettere in affitto il loro immobile, sapendo oltretutto che occorrono almeno due anni per ottenere lo sfratto e in quei casi difficilmente recupereranno il risarcimento degli affitti mancati. Non c’è una legge che tuteli i proprietari di casa e per questo molti preferiscono lasciare il proprio immobile sfitto pagando le tasse dovute, piuttosto che metterlo sul mercato».
Un altro problema riguarda il canone concordato, istituito nel 2005 e le cui tariffe sono state ritoccate nel 2019. Anche il Comune di Monza ha aderito al canone concordato ma gli affitti con questa formula risultano più alti del prezzo di mercato: «C’è poca offerta di appartamenti in affitto perché i proprietari non si fidano, ma molta richiesta, e per questo i prezzi di locazione sono altissimi. Mancano politiche adeguate che consentano di accedere all’affitto a prezzi adeguati».