«Quando torno a casa, dopo un’esperienza come quella che ho vissuto, mi piace sempre ringraziare chi mi ha aiutata. In questo caso, la mia riconoscenza va agli amici del gruppo sportivo Avis, di cui faccio parte. Avevo chiesto di poter ricevere qualche panettone avanzato a Natale, mi sono arrivati panettoni, pandori, pezzi di grana e torroni, che hanno consentito l’allestimento di un rinfresco a Getche, in occasione dell’inaugurazione del nuovo pozzo idrico». Irene Tintori affresca con queste parole la sua gioia, al rientro dall’ennesimo viaggio in Etiopia, dove tra giovedì 29 gennaio e mercoledì 4 febbraio, insieme a Ludovica Tosolini, presidente di Mam Beyond Borders, l’associazione parmigiana con cui collabora, ha verificato i progetti umanitari realizzati o in fase di realizzazione.
Mam Beyond Borders: inaugurato un nuovo pozzo idrico a Getche

«La tappa principale è stata Getche -continua Tintori, residente a San Carlo-, per il taglio del nastro del nuovo pozzo idrico al servizio del villaggio. Si tratta di un intervento che, tra varie peripezie, ci ha impegnati per due anni. Le piogge hanno contribuito ad allungare i tempi previsti inizialmente, provocando cedimenti del terreno che, strada facendo, hanno in parte compromesso il lavoro eseguito fin lì. Ma siamo contenti di avercela fatta. Il pozzo aumenterà la possibilità di approvvigionamento idrico, assicurando anche l’acqua necessaria per lavare, per l’allevamento e per gli orti, oltre a quella che viene fornita dal governo centrale. La funzione eucaristica celebrata è stata presieduta dal parroco di Getche, supportato dai padri indiani che operano nell’altra missione di Goro, in un clima di condivisione». Tornando al rinfresco, la volontaria svela un aneddoto: «Una ragazza del Gs Avis ha anche raccolto donazioni per questa causa, in occasione della festa per il suo recente compleanno. Queste dimostrazioni di generosità, che lasciano a bocca aperta, meritano una sottolineatura».
Mam Beyond Borders: verificato il funzionamento della scuola di Thapo
Il focus si concentra quindi sulla missione di Goro: «Nel villaggio di Thapo, con la presidente abbiamo verificato il funzionamento della nuova scuola per i bambini di etnia Gumus, inaugurata pochi mesi fa. Nel frattempo, tra l’altro, sono arrivati i banchi, che all’epoca non c’erano. Qui abbiamo portato ad ogni frequentatore un piccolo omaggio, piccolo ma sufficiente a stupire e rendere felici tutti. Purtroppo, abbiamo riscontrato casi di malnutrizione. Perciò, la domenica, quando i padri indiani si recano sul posto ad officiare la santa Messa, attenderanno anche alla distribuzione del cibo ai bambini interessati. Finora, abbiamo distribuito farina alle famiglie, ma è chiaro che nei nuclei più numerosi il rischio è che il quantitativo non basti e che i più piccoli ne paghino le conseguenze». La chiosa rimanda ad un sogno: «Mi piacerebbe che i bambini delle due missioni, a partire dal prossimo anno scolastico, possano avere una maglietta dedicata. Ci impegneremo per questo».