Monza, se “La lingua langue” serve un ripassone: il prof Stravalcioni al Binario 7

Al Binario 7 di Monza, sabato 7 alle 21 e domenica 8 novembre alle 16, “La lingua langue. Ovvero come imparare l’italiano e vivere felici”.
Monza Stravalcioni
Monza Stravalcioni

Una lezione spettacolo ben rodata che dal 2017 riesce a coinvolgere un pubblico sempre eterogeneo. Arriva al Binario 7 di Monza, sabato 7 alle 21 e domenica 8 novembre alle 16, “La lingua langue. Ovvero come imparare l’italiano e vivere felici”, una produzione del Teatro dell’Elfo di Milano scritta e diretta da Francesco Frongia.
Il protagonista è l’attore Nicola Stravalaci (nella foto Laila Pozzo) che ha già calcato il palcoscenico del teatro di via Turati e che lo scorso anno è stato molto apprezzato per la sua interpretazione di “Inadeguato”, spettacolo prodotto dalla Compagnia Teatro Binario 7.
Singolare la messa in scena. Come avviene a scuola, anche in teatro c’è una campanella che segna l’inizio della “lezione”. Dopo quel suono, per un’ora, spettatrici e spettatori (o meglio allieve e allievi) saranno coccolati, sedotti e maltrattati all’occorrenza dal professor Stravalcioni, un eccentrico docente che li porterà, determinato e sicuro di sé, verso l’ultima frontiera, là dove nessuna grammatica è mai arrivata prima. L’obiettivo che Stravalcioni si pone è quello di far imparare, o re-imparare, la lingua italiana e vivere felici.

Riflette sulla figura degli insegnanti il regista e ideatore (con l’ausilio di Stravalaci) dello spettacolo Francesco Frongia: «Insegnare è un lavoro faticoso come scaricare cassette di frutta al mercato e delicato come aggiustare i minuscoli meccanismi di un orologio – Ma se è così difficile, perché gli esseri umani continuano a salire in cattedra? Gli insegnanti sono allo stesso tempo vittime e carnefici dei loro indomabili studenti? Lo stesso discorso vale per il teatro: cosa spinge gli artisti ad affrontare il pubblico ogni sera?».

Stravalaci, attore diplomato all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, che ha lavorato a lungo con Elio De Capitani si muove deciso sulla scena facendo riflettere, in un cortocircuito tra arte teatrale, insegnamento e maieutica, sulle analogie tra il lavoro del docente e quello del performer.
Ed è proprio meditando su queste similitudini che è nato il testo teatrale: «Lo spettacolo – precisa Frongia – è un corso di recupero atipico, divertente e illuminante, che, attraverso la lingua italiana, prova a raccontare come evolve la nostra società. A prima vista il linguaggio sembra essere saldato a regole fisse, ma, se lo osserviamo da vicino, ci accorgiamo che con i cambiamenti della società cambiano anche le piccole e fondamentali sfumature che usiamo per descrivere il mondo». Biglietti disponibili a 6 (under 18); 15 (ridotto) e 20 euro.