Seregno, commosso addio alla famiglia Angelucci: un migliaio circa i presenti in basilica

La cerimonia è arrivata a quattro settimane di distanza dal tragico incidente aereo in Perù, durante una vacanza. L'ha presieduta il prevosto uscente monsignor Bruno Molinari
Seregno 2026 incidente aereo Perù funerale Angelucci
L’uscita delle bare dalla basilica San Giuseppe

Un’atmosfera di mesta compostezza ha caratterizzato sabato 29 agosto a Seregno il funerale dei coniugi Elena Sala e Massimo Angelucci, entrambi 58enni, e del loro figlio Lorenzo, 24 anni, tragicamente scomparsi nell’incidente aereo verificatosi in Perù all’inizio del mese di agosto, insieme alla famiglia monzese Gianturco. La cerimonia è stata presieduta da monsignor Bruno Molinari, prevosto uscente della città, e concelebrata da don Guido Gregorini, parroco di San Giovanni Bosco al Ceredo, don Emanuele Salvioni, responsabile della comunità pastorale San Paolo di Giussano, dal suo predecessore don Sergio Stevan, nonché da don Giuseppe Conti, responsabile della comunità pastorale Spirito Santo di Carate Brianza e già parroco di Sant’Ambrogio in Seregno, e da don Marzo Zambon, che nella stessa comunità pastorale caratese si occupa della pastorale giovanile.

Lutto: l’omelia di don Emanuele Salvioni

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Il tavolo a disposizione degli intervenuti, con il libro per firme e dediche

In apertura, don Giuseppe Conti ha letto il messaggio di vicinanza di monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, speculare a quello che il titolare della cattedra ambrosiana aveva fatto pervenire per il funerale dei componenti della famiglia Gianturco, officiato qualche ora prima a Monza. Nell’omelia, invece, don Emanuele Salvioni ha spiegato di voler obbedire ad una richiesta di nonna Edelweis, mamma di Massimo Angelucci, che gli aveva sollecitato «un pensiero di consolazione e speranza». Salvioni ha aggiunto che «la Pasqua è il passaggio dalla morte alla vita e testimonia l’amore che vince la morte. E ci fa fermare davanti ad una famiglia che si amava. Elena, Massimo e Lorenzo, grazie per l’amore che vi siete dati». Il sacerdote ha ripercorso in breve le settimane trascorse dal drammatico sinistro: «Sono stati giorni che hanno rafforzato l’unità delle famiglie di provenienza, che hanno aperto le braccia per un abbraccio accogliente. E sono stati giorni di sgomento tra gli amici, che non si capacitano della fragilità della vita, e per la comunità, in cui nasce passo dopo passo l’urgenza di un cammino di riflessione su come spendere la nostra vita». Il sacerdote si è infine concentrato sulle tre vittime: «Massimo vedeva lo sviluppo della laboriosità e sapeva trasmettere la passione per la responsabilità. Elena, con un po’ di ironia, è descritta da tutti come una precisina. Era l’anima della famiglia, il motore delle scelte buone. Lorenzo ha gustato l’invito alla vita. Era determinato, ha portato a compimento i suoi studi con la laurea. L’amicizia tra Lorenzo e Matteo Gianturco, cominciata sui banchi di scuola, ha unito due famiglie, portate a conoscere ciò che è bello. La morte non è l’ultima parola: nulla andrà perduto. Gesù sa che la vita non è sempre semplice. Lui vuole che proseguiamo ad amare. Dio, accogli Massimo, Elena e Lorenzo nelle tue braccia forti e paterne».

Lutto: i ricordi di Paola Sala e Stefania Barbato

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Lo splendido cesto di fiori dedicato a Lorenzo Angelucci dalla fidanzata Stefania e dagli amici, con le foto a ricordo di una vita insieme

Dopo la funzione, prima dell’uscita delle bare dalla chiesa, sono stati letti alcuni messaggi di saluto alla famiglia Angelucci da parte di parenti ed amici. Paola Sala, in un dialogo con la sorella Elena, ha confidato che «so che mi stai sentendo e ti vorrei dire tante cose, che non ti ho mai detto, perché ero convinta che potessimo invecchiare insieme. Per me sei sempre stata una vicemamma, precisa, un po’ rompi… Ho sempre saputo di poter fare affidamento su di te. Chi ti ha conosciuta, sa quanto sei stata intelligente, seria, fine ed elegante. Grazie per essermi stata accanto fino ad oggi». Quindi, il ricordo ha coinvolto anche cognato e nipote: «Massimo, mi mancherà sentirti uscire presto al mattino per andare al lavoro, come mi mancherà sentirti spadellare e mi mancheranno le mille foto con cui mi intasavi il telefono. Lorenzino, sei stato il mio amore grande, la mia gioia, il mio orgoglio. Nessuna zia può desiderare un nipote migliore di te. Proteggeteci da lassù: vi vogliamo bene». Commossa è apparsa Stefania Barbato, fidanzata di Lorenzo, sorretta dagli amici: «Lorenzo ed io eravamo convinti che la prima volta che avremmo parlato in pubblico sarebbe stata al nostro matrimonio. Invece… Massimo ed Elena, mi avete sempre trattata come una figlia. Elena, per te sono stata la figlia femmina che non hai avuto. Massimo, ricordo come all’inizio hai faticato ad accettarmi, perché avevi paura che ti avrei portato via tuo figlio. E poi hai cominciato a presentarmi agli amici come l’amica di Lorenzo. Ma avevi ragione, perché prima di tutti siamo stati amici». Con la voce rotta dall’emozione e nonostante le lacrime, la giovane ha concluso: «Ogni tanto litigavamo, ma non siamo mai andati a dormire senza prima aver fatto pace. D’ora in poi, tutto ciò che farò lo farò per te. Vivrò per te. Ti amo tanto, Lorenzino mio bello». Le bare sono state in seguito portate all’esterno accompagnate dalle note del silenzio, prima che i presenti, quantificabili in un migliaio di persone (tra cui il sindaco Alberto Rossi, il suo vice William Viganò, gli assessori Laura Capelli e Giuseppe Borgonovo ed un buon numero di consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza) si stringessero ai parenti per le condoglianze.

L'autore

Seregnese, classe 1973, lavoro a “Il Cittadino di Monza e Brianza” dal 1998 e mi occupo dei paesi della Brianza Nord. Presidente del Circolo culturale San Giuseppe di Seregno tra il 2013 ed il 2019, ho curato in prima persona o partecipato alla stesura di più di una ventina di pubblicazioni, tutte riguardanti storie o personaggi della città in cui sono cresciuto e vivo.