Lentate sul Seveso dice addio a 102 anni a Umberto Radice, una delle figure più singolari e instancabili della vita culturale e civile cittadina. Per chi lo ha conosciuto, la sua età è sempre stata un dettaglio marginale: aveva l’energia di un ragazzo e una mente che non ha mai smesso di brillare. La lucidità, la curiosità e quel modo garbato ma fermo di stare nel mondo lo hanno accompagnato fino all’ultimo giorno.
Lentate sul Seveso: addio a 102 anni a Umberto Radice, la conferenza improvvisata nel giorno del centesimo compleanno
Tra gli episodi che più avevano colpito la comunità, resta memorabile ciò che accadde nel giorno del suo centesimo compleanno. Radice si era messo alla guida della sua auto, da solo, per raggiungere l’oratorio di Santo Stefano. Lì aveva accolto un gruppo di turisti tedeschi e, con naturalezza assoluta, aveva tenuto una conferenza in lingua sul piccolo gioiello trecentesco: un racconto che intrecciava arte, fede e storia, pronunciato con la sicurezza di chi ha passato la vita a studiare e a condividere ciò che sa.
Finita la visita, era risalito in macchina ed era tornato a casa, come se fosse stata una giornata qualunque. Negli anni successivi il suo impegno pubblico non si era affievolito. Lo si vedeva ai banchetti della Lega, sempre pronto a discutere, a spiegare, a raccontare. La politica, per lui, era un’estensione naturale della sua passione per la comunità e per la storia.
Lentate sul Seveso: addio a 102 anni a Umberto Radice, il ricordo dell’assessore alla Cultura
A ricordarlo è anche Matteo Turconi Sormani, assessore alla Cultura, che con lui aveva condiviso molte conversazioni e un’autentica affinità intellettuale. «È tornato alla Casa del Padre Umberto Radice», afferma, definendolo «scrittore, teologo e storico, figura originale della vita culturale e politica lentatese». Turconi sottolinea come Radice abbia attraversato più di un secolo «conservando una curiosità intellettuale fuori dal comune» e come il suo lavoro sulle Scritture e sulla storia del cristianesimo abbia lasciato un segno profondo. Tra i suoi libri, ricordava spesso “Matrimonio o celibato?”, “Il Gesù delle parabole” e “Giusto eppure peccatore”.
Anche oltre i cent’anni continuava a studiare greco e latino, a preparare conferenze, a leggere con la stessa disciplina di sempre. «Con lui se ne va un uomo di fede e di profonda cultura – conclude Turconi Sormani – tenace nelle proprie convinzioni e animato fino all’ultimo dal desiderio di conoscere e di confrontarsi». La comunità perde una voce rara: un uomo che ha attraversato il tempo senza mai smettere di cercare. Non solo per sé, per curiosità ed egoismo, ma per condividere con tutti il suo sapere.