«Le persone non sono numeri», ricorda don Paolo Selmi, condirettore della Caritas ambrosiana. Eppure, per capire la portata del bisogno che attraversa Desio, i numeri servono eccome. Servono per accendere una luce su ciò che spesso resta ai margini, per dare voce a fragilità che non sempre trovano spazio nel dibattito pubblico. I dati dei centri di ascolto Caritas relativi al 2025 raccontano una città in cui la povertà non è un fenomeno residuale, ma una presenza crescente, che chiede attenzione e responsabilità.
Desio, la crisi morde: 283 persone ascoltate nel 2025, il 60% donne e la metà italiane
Nel corso dell’anno, i centri di ascolto della basilica e di San Giovanni Battista hanno incontrato 283 persone o famiglie, il 10% in più rispetto al 2024. Un aumento che non può essere ignorato. Non si tratta solo di nuovi volti – 129 persone si sono rivolte ai centri per la prima volta – ma anche di situazioni che richiedono ascolto prolungato, accompagnamento, progetti personalizzati. Ogni storia, infatti, non si esaurisce in un colloquio: in media servono tre incontri o più per comprendere la complessità dei problemi e costruire un percorso di uscita dalla difficoltà.
Colpisce anche la composizione di chi chiede aiuto: il 60% sono donne, spesso prime a farsi carico delle fragilità familiari. E quasi la metà delle persone ascoltate è italiana, mentre il restante 54% proviene da 30 Paesi diversi, segno di una città che accoglie e che, allo stesso tempo, vede emergere vulnerabilità trasversali. Le richieste parlano di un disagio che cambia forma ma non intensità.
Desio, la crisi morde: +10% ai centri Caritas, le priorità
Il lavoro resta la priorità, perché senza stabilità occupazionale non c’è autonomia possibile. Seguono gli alimenti, le informazioni, il problema casa, che continua a essere uno dei nodi più dolorosi: affitti troppo alti, precarietà abitativa, rischio sfratto. Situazioni che generano ansia, isolamento, perdita di punti di riferimento.
Di fronte a tutto questo, i Centri di Ascolto non si limitano a registrare bisogni: costruiscono risposte. Accompagnano verso il lavoro, sostengono con alimenti e pasti solidali, intervengono su affitti e utenze, offrono orientamento. Ma soprattutto ascoltano, perché ogni percorso di risalita comincia da lì.
Desio, la crisi morde: +10% ai centri Caritas, l’impegno
Il quadro che emerge non è allarmistico: è realistico. E chiede alla città – istituzioni, associazioni, cittadini – di sentirsi parte di una responsabilità comune. Perché dietro ogni numero c’è un volto. E dietro ogni volto, una storia che merita attenzione. «I care», ovvero «mi interessa», diceva don Milani. È il punto da cui ripartire. La comunità pastorale, come dimostrano i numeri, non si limita all’ascolto e a delegare ogni forma di intervento all’amministrazione comunale. Tutt’altro: si mette in gioco ed è pronta a fare la sua parte. In modo decisamente concreto. I cittadini ormai lo sanno: è un punto di riferimento. Non chiede nemmeno un grazie, ma è un’ancora di salvezza per tanti.