Pedemontana: i sindaci “anti D-Breve” ricorrono di nuovo al Tar

I dieci sindaci del Vimercatese firmatari del primo ricorso contro la D-Breve sono tornati al Tar: per chiedere la consegna dei documenti richiesti.
La tratta D breve di Pedemontana
La tratta D breve di Pedemontana

Documentazione parziale o assente. È per questo motivo che i dieci sindaci del Vimercatese firmatari del primo ricorso contro la D-Breve sono tornati alle vie legali chiedendo al tribunale amministrativo di intimare a Concessione autostradali lombarde la consegna di tutto il materiale richiesto.

Pedemontana: i sindaci “anti D-Breve” ricorrono di nuovo al Tar, documentazione parziale o assente

Secondo quanto riferito dai firmatari, Cal Spa avrebbe infatti risposto solo parzialmente alle richieste avanzate dai ricorrenti e in alcuni casi non consegnando il materiale richiesto che riguarderebbe soprattutto l’iter approvativo della variante, al centro del ricorso principale.

Così è scattato un nuovo ricorso al tribunale amministrativo per l’accesso alla documentazione. A firmarlo i dieci primi cittadini (i comuni interessati sono Vimercate, Agrate, Bellusco, Bernareggio, Burago, Caponago, Carnate, Cavenago, Ornago e Sulbiate) che già lo scorso febbraio avevano sottoscritto il ricorso contro l’approvazione del progetto definitivo della variante a Pedemontana, il tratto sostitutivo che da Vimercate – Usmate scende verso sud e arriva ad Agrate al posto che proseguire verso la bergamasca (D-Lunga da pochi giorni definitivamente archiviata da Regione Lombardia).

Pedemontana: i sindaci “anti D-Breve” ricorrono di nuovo al Tar, casi e motivazioni

«A fronte di questa legittima richiesta – spiegano – Cal non ha tuttavia fornito la documentazione nella sua interezza, adducendo motivazioni che appaiono pretestuose e prive di fondamento. Non possiamo non interrogarci sulle ragioni di tale diniego, soprattutto, in relazione a una vicenda così delicata e controversa. Questa condotta – precisano – che si aggiunge ad altre occasioni in cui è stato disatteso il principio della leale collaborazione istituzionale da parte di una società a controllo pubblico risulta per noi inaccettabile».

Al momento da quanto è stato possibile appurare, delle circa trenta richieste (che comprendono ognuna svariati documenti) sicuramente totalmente inevase ne sarebbero risultate almeno cinque. La gran parte proprio sull’iter approvativo seguito dal progetto, che è poi uno dei nodi centrali del ricorso principale. Per questo, secondo i ricorrenti, a maggior ragione si tratterebbe di una violazione non solo della succitata leale collaborazione, ma anche delle «legittime prerogative di difesa dei nostri comuni, compromettendo – spiegano – la correttezza e la linearità dell’intero procedimento».

Obiettivo dell’istanza quello di ottenere dal tribunale amministrativo «l’ostensione degli atti richiesti». La meta finale resta quella di ottenere l’annullamento del progetto relativo alla D-Breve, oggetto del ricorso principale che entrerà nel merito il prossimo novembre.

L'autore

Giornalista professionista dal 4 luglio 2008, mi sono occupata per lo più di cronaca. Politica, nera e giudiziaria per quotidiani nazionali e settimanali locali. Dallo scorso settembre sono tornata a ilCittadino. Amo la fotografia e i cani perché non usano parole. Che sono preziose. Sono più i dolori delle gioie, ma il giornalismo, per me, è ancora il Mestiere. Con la maiuscola.