Sarebbe svenuto prima della fermata saltata. Il conducente del tram deragliato il 27 febbraio a Milano è stato interrogato in Procura a proposito dell’incidente che ha causato due vittime e una cinquantina di feriti. L’uomo, cinquantenne di Muggiò, aveva dichiarato subito di aver accusato un malore respingendo l’ipotesi di essere stato distratto dal telefono cellulare. L’analisi del dispositivo aveva però lasciato spazio a dubbi su questa versione, rivelando una manciata di secondi in cui il telefono sarebbe stato attivo.
Tram deragliato a Milano, interrogato il conducente: il particolare della telefonata
Gli avvocati Mirko Mazzali e Benedetto Tusa hanno fatto sapere che il loro cliente avrebbe indicato agli inquirenti il “punto preciso” in cui ha perso i sensi mentre il tram della linea 9 era in accelerazione. Mentre “la telefonata con il suo collega è durata al massimo un minuto e poi, come può succedere, non è stata chiusa“.
Il dipendente Atm è accusato di disastro ferroviario, omicidio e lesioni colposi. Ha risposto alle domande “chiarendo” che “quando c’è stato l’impatto era svenuto“, hanno spiegato i due legali alle agenzie.