Monza: “Il centro civico di San Rocco nel nome di Ferrari”

La proposta di Zonca in consiglio comunale: la struttura intitolata all'ex partigiano, consigliere comunale Pci e vicesindaco morto nel 2003.
Vladimiro Ferrari
Vladimiro Ferrari

Il centro civico di San Rocco a Monza venga intitolato a Vladimiro Ferrari, per svariati decenni figura di spicco della vita politica, sociale e culturale monzese, scomparso il 14 agosto 2003. La richiesta è contenuta nella mozione presentata lunedì 9 in consiglio comunale dal democratico Pietro Zonca: Ferrari, ha ricordato, ha partecipato alla lotta di Liberazione, è stato insignito della Medaglia di bronzo al valor militare, è stato consigliere comunale del Pci dal 1964 al 1992, vicesindaco nel 1978 e per oltre vent’anni presidente dell’Anpi cittadina.

Nell’87 ha ricevuto la Medaglia d’oro della Provincia di Milano e nel ‘98 il Giovannino d’oro. La sua integrità e l’impegno civile, ha affermato Zonca, erano riconosciuti in modo trasversale da tutti gli schieramenti.

Monza: chi è stato Vladimiro Ferrari nella vita di Monza

Ha praticamente conosciuto la madre Paola Giannella a diciotto anni, perché questa è stata per lunghi anni tenuta al confino dal regime fascista, prima a Ponza e poi in Sardegna – ha ricordato Rosella Stucchi sul sito arengario.net -. Il padre Amedeo è morto da partigiano in un conflitto in val d’Ossola. Vladimiro diceva spesso che sentiva il dovere di continuare l’opera dei due genitori che avevano dedicato la vita ai loro ideali“.

Era nato nel 1924 e ha lavorato come tecnico all’Enel, poi dirigente del sindacato degli elettrici. “È stato consigliere comunale dalla fine degli anni Sessanta al 1992 e vicesindaco nel 1978 in una giunta di centro-sinistra durata pochi mesi – ha aggiunto Stucchi – Nel 1998 gli è stato conferito il Giovannino d’oro. “Ha sempre seguito con interesse e partecipazione le vicende politiche del nostro Paese e nelle riunioni del direttivo dell’Anpiarrivavano puntuali, esaurienti e talora infuocate le sue disamine della situazione politica del momento con i vari problemi emergenti“.

E ancora: “Aveva grande facilità di rapporti con il prossimo di cui rispettava sempre le idee, pronto a cambiare le sue se altri lo convincevano. Era anche un bravo fotografo e ha spesso dedicato la sua abilità alla nostra città, che amava molto, al nostro Parco, agli alberi, ai fiori di cui era un grande conoscitore”. Un esempio sono le foto pubblicate postume nel 2008 nel volume del Creda “I fiori del Parco di Monza” curato da Anna Zaffaroni.