Epstein files: un po’ di Monza e Brianza nell’orrore, tra amici al Gp e il superlusso

Lontani dagli abissi d’orrore letti nelle cronache più recenti, ma il nome è lì: Monza e anche un po’ di Brianza negli Epstein Files.
Jeffrey Epstein Ghislaine Maxwell - foto resa pubblica dal Dipartimento di giustizia degli Stati uniti d’America
Jeffrey Epstein Ghislaine Maxwell – foto resa pubblica dal Dipartimento di giustizia degli Stati uniti d’America

Niente di sensazionale, lontani – almeno direttamente – dagli abissi d’orrore letti nelle cronache più recenti, ma insomma il nome è lì: Monza. E anche un po’ di Brianza.
A cercare nelle carte dello spaventoso sistema di violenze sessuali su minorenni che fanno capo all’imprenditore finanziario Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere nell’agosto del 2019 (anche se molti pensano che in realtà sia stato “suicidato” per mettere a tacere la fonte principale delle relazioni e dei favori elargiti dal newyorkese).
Al di là dell’oceano Atlantico c’è chi sta fedelmente raccogliendo e pubblicato tutto il materiale che è stato desecretato nel corso degli anni e in particolare negli ultimi mesi. Sono le carte in cui emergono rapporti ad altissimo livello e relazioni basate su favori sessuali fondate su rapporti con ragazze e ragazzine, persino bambine, date in pasto anche a più o meno insospettabili, con una scia di sangue e morte che hanno accompagnato quelle violenze.

Epstein files: un po’ di Monza e Brianza nell’orrore tra amici al Gp e il superlusso, i riferimenti

Migliaia e migliaia di fascicoli in cui con maggiore o minore evidenza e senza alcune sentenza che provi al momento il coinvolgimento diretto nelle violenze emergono nomi su nomi: basta pensarne uno, probabilmente c’è. Donald Trump, Elon Musk, Woody Allen come Bill Gates, l’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor: un intreccio di favori e quasi certamente ricatti che abbracciavano l’intero pianeta. E, primo, o poi, hanno bussato anche alle porte di Monza e Brianza. “You dont know how difficult is to gwet things done in this country. Monday i will have my phone. I am leaving ti Ibiza monday to wednesday. Then i will go on friday to Monza to see the formula 1 race. Do you have any contacts there? I call you or write back, El stress es todo”.
Nessuna firma, ma la mail ricondurrebbe ad Andrés Pastrana Arango (informazione confermata dagli Stati Uniti): si tratterebbe dell’ex presidente della Colombia, la destinataria è Ghislaine Maxwell, considerata complice e braccio destro di Epstein, condannata a vent’anni nel 2022 per adescamento di minori e altri reati commessi con o per conto del finanziere ed ex compagno.
Pastrana all’epoca in Spagna dice in sintesi che in quel Paese è tutto complicato, che avrà presto un telefono, che avrebbe poi lasciato Ibiza per venire a Monza a vedere il Gran premio. “Hai qualche contatto là?” scrive l’ex presidente che sarebbe stato negli anni anche registrato sul giornale di volo del Lolita express, l’area privato di Epstein.

Well I have loads of formula 1 contacts, owners, racing drivers – what do you want?”: Be’, ho una quantità di contatti in formula 1, proprietari, piloti, cosa ti occorre?”. Non si trova la risposta dello scambio di mail, che sembra risalire al 2002.

Epstein files: un po’ di Monza e Brianza nell’orrore tra amici al Gp e il superlusso, lo scambio di mail di Ghislaine Maxwell

C’è un altro scambio tra Ghislaine Maxwell in cui si parla di Monza, ma i dettagli sono chiari solo agli interlocutori ed è possibile, ma non scontato, che chi le scrive sia la stessa persona di prima. Le email risalgono però a un mese dopo quelle precedenti. “Tu eres un desastre. Cuentame que estas pensando. Yo queria conocer a tus amigos or you think i am still to young. Tu sabes que yo no tengo confianza con Jeff”. Cioè: sei un disastro, raccontami cosa stai pensando. Vorrei conoscere i tuoi amici, o pensi sia ancora troppo giovane? Sai che non mi fido di Jeff”. La risposta di Gx, come si firma Maxwell: “I am replying to you. I have been out. you sent 2 of I am a disaster e mails. Not only am I going to have to spank you very very hard when I next see you, but I will have to do something even more vile. I am seriously thinking. Regarding my good friends in London – my best friend is in Dubai and not back until Wed and I really want to make sure that next time I introduce you to someone that it is done in a proper and respectful manner. I would be very upset if there was a repetition of Monza. I am sorry that I did not get your e mail, or at least register that you were going to London. Blame Jeffrey my favorite punching bag”.

Ti rispondo – è la traduzione – Sono stata fuori. Mi hai mandato due email del tipo “sei un disastro”. Non solo dovrò darti una bella sculacciata la prossima volta che ti rivedrò, ma dovrò fare qualcosa di ancora più vile. Ci sto pensando seriamente. Per quanto riguarda i miei buoni amici a Londra, la mia migliore amica è a Dubai e non tornerà prima di mercoledì e voglio davvero assicurarmi che la prossima volta che ti presento qualcuno lo faccia in modo appropriato e rispettoso. Mi dispiacerebbe molto se si ripetesse Monza. Mi dispiace di non aver ricevuto la tua email, o almeno di non aver registrato che saresti andato a Londra. La colpa è di Jeffrey, il mio sacco da boxe preferito”.

Epstein’s files: un po’ di Monza e Brianza nell’orrore tra amici al Gp e il superlusso, il design che piace

In altre due occasioni le parole Monza e Brianza si fanno largo tra le migliaia di documenti delle indagini su Jeffrey Epstein. E dal momento che si tratta di un mondo, quello in cui viveva di lusso ed extralusso, a portare la targa brianzola nelle carte sono due nomi del Made in Brianza in senso lato.
In un caso è il mondo del mobile: a essere citata, del tutto lontano da email e immagini a sfondo sessuale e criminale, è una prestigiosa azienda di arredamento che ha un negozio anche a New York, nel quartiere SoHo di Manhattan, noto per essere una zona di classe con gallerie d’arte, negozi d’alta gamma, locali alla moda e negozi di antiquariato. Dal negozio è partita una mail destinata a Karina in cui si legge che è “stato un piacere incontrarla lo scorso fine settimana allo showroom” e si annota che in allegato c’è la scheda tecnica di un divano piaciuto alla donna. “Se le occorre altro, non esiti a contattarmi”.

Karina è quasi certamente Karyna Shulyak, oggi 35enne, arriva negli Usa da Minsk (Bielorussia) per studiare odontoiatria: sulla sua strada, a 20 anni, incontra Epstein, con il quale intreccia una relazione non del tutto chiarita. Ma è a lei che il finanziere lascia l’eredità più consistente: 100 milioni di euro. Ed è a lei che telefona dal carcere prima di morire.

L’altra mail è invece di Epstein in persona e anche in questo caso è un testo estraneo agli affari dello statunitense: scrive all’amica Cecilia Steen che gli aveva girato la proposta di acquisto con sconto firmato da un’importante azienda nautica della Brianza lariana. Si tratta dell’acquisto di un motoscafo, che, si legge nella prima mail, potrebbe essere testato sul lago di Como. Epstein si limita a rispondere alla donna se per caso non ci siano barche dello stesso produttore da testare negli Stati uniti.

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