“Il quartiere sta morendo…di sete”. La frase, volutamente enfatica, è stata scritta su un lenzuolo e appesa sulla casetta dell’acqua della frazione La Cà di Arcore, a secco ormai da mesi. A puntare il dito è il comitato di quartiere (o quel che resta dal momento che si dovranno convocare nuove elezioni subito dopo il referendum sulla giustizia) insieme ai membri del Pd arcorese.
Arcore, La Cà e la casa dell’acqua a secco: il gestore privato è fallito
Alla questione (passata ovviamente sui social) ha replicato il sindaco Maurizio Bono, che ha precisato che la casetta è inattiva da tempo perché la società privata che l’aveva in gestione è fallita.
«Non potrà mai essere riparata – ha aggiunto – Abbiamo quindi deciso di optare per una manifestazione di interesse pubblico, che possa attirare un nuovo gestore che si renda disponibile a riattivare il servizio».
Arcore, La Cà e la casa dell’acqua a secco: due le ipotesi
Le strade ipotizzate da Bono sono due: la manifestazione di interesse pubblico, sperando che un privato risponda alla richiesta e accetti le condizioni dell’amministrazione che vuole che l’acqua erogata sia gratuita e non più a pagamento come era prima. Un’altra possibilità è quella di chiedere a BrianzAcque di installare nella frazione La Cà una nuova casetta.
Arcore, La Cà e la casa dell’acqua a secco: il problema
Il problema però è che la partecipata del Comune può inaugurare una casetta all’anno per Comune. Dopo quella aperta nel 2025 a Cascina del Bruno e quella già promessa (probabilmente sarà inaugurata in primavera) a Bernate, i residenti della Cà dovrebbero aspettare il 2027 prima di vedere riattivata la loro casetta, per altro la prima inaugurata ad Arcore.
Quindi, che fare? «Se la richiesta di alcuni cittadini è quella di avere subito una nuova casetta dell’acqua perché stanno morendo di sete come è stato scritto sui lenzuoli, allora opteremo per la pubblicazione di una manifestazione pubblica di interesse, sperando che il nuovo gestore che sarà privato non ci lasci di nuovo senza acqua».