Ho visto lei che sussurra a lui, che dice a lui che ripete a lei. Più che una parafrasi di una hit di Annalisa, la storia del prolungamento della M5 fino a Monza somiglia sempre di più a un gigantesco telefono senza fili, di quelli che da bambini partono con una frase sensata e finiscono in un delirio collettivo.
Nelle ultime ore, tra corridoi della politica e chat che non dormono mai, corre una voce a dir poco esplosiva: il MEF non avrebbe “bollinato” il decreto che finanzia la M5 fino a Monza. Panico. Allarmi. Titoli. Retroscena. Ora, che sulla metropolitana monzese esista un delicato gioco di pesi e contrappesi politici non è certo il terzo segreto di Fatima. Così come non stupisce che non tutti abbiano interesse a tirare l’acqua al mulino della M5.
Finanziamenti M5, la voce del decreto non “bollinato”: il MEF deve farlo entro febbraio
C’è chi parla di errore tecnico, chi di pasticcio burocratico, chi – immancabile – di complotto politico. E chi usa tutto questo per fare casino, come da manuale. Nella vita amministrativa contano i fatti. E i fatti dicono una cosa semplice: febbraio è l’ultima spiaggia. Se il MEF non licenzia i decreti entro questo mese, il rischio di sforare la deadline del 31 dicembre per l’offerta giuridicamente vincolante diventa concreto. E a quel punto, sì, il progetto potrebbe saltare davvero.
Finanziamenti M5: il 10 febbraio il decreto per il fondo unico con M1
Ma c’è un dettaglio che qualcuno finge di non vedere: il 10 febbraio è previsto il decreto per l’istituzione del fondo unico M1 e M5. Tradotto: il problema sollevato dalle “malelingue”è sì tecnico, ma usato in modo strumentale, più per agitare le acque che per chiarire la rotta. Monza non ha bisogno di voci, ma di atti. Non di sussurri, ma di firme.
Martina Sassoli, consigliere regionale e comunale è perentoria: “Questa è una partita che il centrodestra deve portare a casa. Senza alibi, senza scaricabarile, senza telefoni senza fili. Perché le parole passano, i decreti restano. E su quelli, non sulle chiacchiere, si misura la credibilità verso un territorio che aspetta da troppo tempo”.