Nessuno tra i sette componenti, ovvero i Comuni di Monza e di Milano, la Regione, il ministero dei Beni culturali, Assolombarda, la Camera di commercio e la Provincia pare intenzionato a lasciarlo morire ma tutti concordano sulla necessità di rivedere la sua forma giuridica in modo da rendere più efficiente il suo operato, comprese le attività di mantenimento del complesso monumentale che dovranno essere definite da una nuova intesa.
Va in questa direzione la delibera con cui il 9 dicembre scorso il consiglio di gestione del Consorzio, presieduto dal sindaco Paolo Pilotto, ha invitato l’assemblea dei soci ad avviare il procedimento che porti all’aggiornamento dell’accordo di valorizzazione del compendio e alle modifiche statutarie.
Villa reale di Monza, il futuro del Consorzio: orizzonte 2029
Il 2029, del resto, può apparire lontano solo se si guarda il calendario: «Stiamo riflettendo da oltre un anno su questo tema e su quale forma associata dare all’organismo in modo che sia più snello e risponda meglio alle esigenze di miglioramento del Parco e dei suoi edifici – afferma il primo cittadino di Monza – ascolteremo i pareri di tutti i componenti per capire se trasformarlo in una fondazione o in un’altra tipologia di soggetto partecipato».
Nel corso degli anni il Consorzio ha dimostrato parecchi limiti a causa della rigidità dovuta al fatto che nel 2010 è stato condotto nel perimetro normativo del Testo unico degli enti locali: tra i vincoli imposti dal Tuel c’è anche l’impossibilità di aumentare in modo notevole il numero dei dipendenti che, invece, sarebbero necessari per garantire il mantenimento del patrimonio arboreo e delle strutture.
«Stiamo cercando di riempire tutte le caselle – prosegue Pilotto – e potremmo completare il percorso entro la fine del 2026: a quel punto dovremmo decidere se trasformare l’attuale forma associata o crearne una cosa nuova».
Villa reale di Monza, il futuro del Consorzio: le garanzie
Un elemento appare, comunque, già chiaro: la futura realtà dovrà continuare a garantire quello che il sindaco definisce «rispetto» per i soci proprietari della Villa e del Parco, primi tra tutti Monza e la Regione. I voti dei diversi componenti hanno lo stesso peso ma, per statuto, il Pirellone propone il nome del direttore direttore mentre la presidenza spetta al sindaco della nostra città. Sul piatto potrebbe esserci anche la riflessione sulla durata del mandato del direttore: «Cambiarlo ogni tre anni è un grosso danno – commenta – finora nessuno è stato confermato per ulteriori due anni e la discontinuità non aiuta». «Nonostante i limiti dovuti alla rigidità dello strumento abbiamo sempre lavorato bene – aggiunge – la reggia ora è aperta cinque giorni la settimana e ha ottenuto il riconoscimento di museo regionale».