Oltre un migliaio di cittadini hanno risposto al richiamo del falò di Sant’Antonio a Lissone, organizzato dalla sezione locale degli Alpini. Sabato sera 17 gennaio piazzale degli Umiliati si è riempito di amanti della tradizione, richiamati dalle note della banda Santa Cecilia, dai profumi della cucina degli Alpini della sezione di Lissone, affascinati dalla lettura di poesie e brani in dialetto proposti dalla Pro Loco. Il fuoco che, gradatamente, si impadronisce della catasta, lo scoppiettio della legna, le scintille che si alzano veloci e leggere nel buio. Lo stupore negli occhi dei più piccoli che, per la prima volta hanno assistito a questo spettacolo.

Ad accendere la pira alcuni piccoli lissonesi, guidati dal sindaco Laura Borella, gli assessori Giovanni Camarda e Serena Arrigoni, il capogruppo della sezione lissonese degli alpini Rocco Leva, sotto l’occhio vigile dei Vigili del Fuoco. Una grande festa con uno spazio per l’associazione degli Amici di Lollo e uno dedicato alle donne dell’associazione Una vita in rosa, presenti ad immortalare l’evento i soci del circolo fotografico F64 guidati dal presidente Elia Erik e gli amici della Croce Verde Lissonese. I musicanti della Santa Cecilia si sono esibiti in una serie di marcette, alternate a brani più famosi come “viva la vita” “50 special” “tutta l’Italia” e la storica Ymca.

«Il fuoco, come il mare, non smetteresti mai di guardarlo- racconta una lissonese-. Finalmente un’esperienza reale, non virtuale o riprodotta artificialmente. Tutta da vivere con il calore che diffonde. Il fuoco di Sant’Antonio Abate, uno dei santi più amati e radicati nella tradizione italiana, specialmente in Lombardia. Le sue lotte contro le tentazioni che bruciavano l’anima come il fuoco dell’inferno. Ancora il rogo, che oggi è momento di festa, ma non lo era certo per quelle donne condannate per la loro sapienza ancestrale e temute come streghe. E davanti al fuoco del falò che ormai ha raggiunto anche gli ultimi legni, ci si può domandare perché diciamo ‘rosso come il fuoco’? Il fuoco è giallo, come l’oro. E come l’oro prezioso per l’uomo.

La sua primitiva scoperta ha dato inizio all’evoluzione di quella specie che non ha uguali». Un fiume di persone si è riversato per l’appuntamento che in città mancava da sei anni, un simbolo di buon auspicio per il nuovo e, complice anche il clima e la curiosità d riascoltare brani in dialetto, scritti da Carletto Bianchi, Mario Biscaldi, Mariarosa Mariani, Maria Lambrughi e letti da Anna Pennati, Antonia Galimberti e Roberto Cerizzi, la presenza è andata oltre ogni aspettativa.
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