All’arengario di Monza sabato torna la maratona di risotti che combatte la Sla
Una delle edizioni della risottata (Foto by Fabrizio Radaelli)

All’arengario di Monza sabato torna la maratona di risotti che combatte la Sla

Appuntamento il 5 ottobre dalle 11 alle 22: bastano 6 euro per sostenere Centro clinico Nemo, il progetto SLAncio e Fondazione Serena onlus.

Un SorRiso contro la Sla. Sabato 5 ottobre torna l’appuntamento con i risotti in Arengario, a Monza, per raccogliere fondi per la ricerca contro la Sclerosi laterale amiotrofica e sensibilizzare il maggior numero di persone sulla malattia. Dalle 11 alle 22 l’invito è quello di passare da piazza Roma: bastano 6 euro per aiutare il Centro clinico Nemo, il progetto SLAncio della cooperativa La Meridiana e Fondazione Serena onlus. E quest’anno ci sarà una sorpresa in più: la risottata della Buona notte...tutta da scoprire, e gustare.

Tre i nuovi risotti che verranno cucinati ininterrottamente: al Barbera d’Asti Docg e pancetta croccante, al pesto di rucola, cannellini e pomodorini confit (vegano) e alla scamorza affumicata e trevisana (vegetariano). Si potrà gustare un ottimo risotto a scelta, con un bicchiere di vino. Ma chi c’è dietro tutto questo? Gli “uomini di cucina”, sin dalla prima edizione (e siamo alla quarta) sono un gruppo di amici, attivi nello scoutismo monzese degli anni Settanta. L’idea nacque da Giulio Neumann, ingegnere monzese malato di SLA dal 2007, che ha continuano ad essere cittadino del mondo con un comunicatore oculare nella forte volontà di sensibilizzare tutti sulla Sla e su quanto si ritrovano a vivere i malati e le loro famiglie. Agli Amici di un tempo,”I sollevatori alcolici” e a quella prima idea, con gli anni si sono unite tante altre realtà, Ti do una mano onlus, gli Scout della pattuglia Colico, La Meridiana, il centro Nemo e altri ancora, pronti a fare i turni per preparare le golose porzioni di risotto.

Così, ancora una volta, con una risottata interminabile, che durerà dalle 11 alle 21, gli Amici aiuteranno i malati di Sla orfani di una cura in grado di fermare, o almeno di rallentare, la malattia che rende il corpo immobile.


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