#Morosininpista: Gp di Ungheria, la pioggia guasta le prove libere
Lewis Hamilton ha guidato le prime prive libere del Gp di Ungheria

#Morosininpista: Gp di Ungheria, la pioggia guasta le prove libere

Hamilton ha guidato la prima sessione di prove libere del mattino davanti a Verstappen e Vettel. Più attardato Leclerc. Nel pomeriggio, prima della pioggia, Gasly seconda guida della Red Bull ha ottenuto il miglior tempo davanti al compagno di squadra.

Due serie di prove libere all’Hungaroring dove domenica 4 agosto si disputerà il GP d’Ungheria, ultima gara prima delle vacanze della F.1 che riprenderà a Spa, in Belgio, a fine agosto. L’ora è mezzo del mattino ha dato un responso abbastanza preciso, con Hamilton più veloce di tutti davanti a Verstappen e Vettel, gli ultimi due staccati di un millesimo di secondo. Qualche errore di Leclerc per la poca dimestichezza con un tracciato molto tecnico, due soli rettilinei da circa 300 orari e poi molte curve lente: ma il giovane monegasco si è lamentato via radio per qualche problema sul retrotreno.

Nel pomeriggio, prima della pioggia, Gasly seconda guida della Red Bull ha ottenuto il miglior tempo davanti a Verstappen. Tutto rimandato a domani, quindi, per le libere 3 e la qualifica: non ci sarà acqua, neppure è prevista acqua per la gara. Sarà quindi difficile, a meno di errori clamorosi, battere le Mercedes.

L’Hungaroring è un tracciato dove difficilmente si può sorpassare, se non si è in possesso di grandi doti. Ricordo come fosse adesso, ma si era nel 1986, il sorpasso di Nelson Piquet, con la Williams, su Ayrton Senna che guidava la Lotus: un sorpasso all’esterno con controsterzo in uscita di curva per non perdere la macchina e finire contro il guard rail. Qualcosa di grandioso.

Oltre a questo, ho ricordi molto belli dei primi anni di gare in Ungheria. Si cominciò nel 1986, quando ancora la terra magiara era “sorvegliata” dalle truppe russe. Noleggiata una vettura, all’aeroporto di Budapest, avevo a bordo Riccardo Parese e Nigel Wolheim, un inglese che aveva lavorato a Milano nelle pubbliche relazioni della Pirelli ed era passato poi a lavorare per qualche sponsor della formula 1. Bene. Stavo guidando sul vialone che conduceva in centro città, quando sulla destra di un lungo parco spuntavano oggetti lunghi e affusolati, che superavano le chiome degli alberi. «Guarda – disse Wolheim, col suo italiano dalla tipica inflessione britannica – quanti alberi hanno tagliato, si vedono i tronchi». Patrese ed io scoppiamo a ridere. Gli dissi: «Nigel, non sono tronchi d’albero, guarda bene in cima. Sono i cannoni dei carri armati russi che ancora sono in Ungheria». Probabilmente erano stati sistemati dentro il parco per non farli vedere alla gente della Formula 1 e ai giornalisti che stavano arrivando. Per quel primo gran premio d’Ungheria arrivarono circa 30 mila spettatori dalla Cecoslovacchia.


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