La Brianza nel cuore di Sergio Longoni: la nuova sfida di mr Sport Specialist si chiama Lissone

Un imprenditore brianzolo che ha fatto della passione per lo sport un marchio mondiale. Sergio Longoni, presidente di DF Sport Specialist, all’anagrafe fa 76 anni e ha lo spirito del ragazzino che ha iniziato a lavorare a 13 anni. La prossima sfida si chiama Lissone.
LISSONE: SERGIO LONGONI, patron DF SportSpecialist
LISSONE: SERGIO LONGONI, patron DF SportSpecialist Elisabetta Pioltelli

Un imprenditore brianzolo che ha fatto della passione per lo sport un marchio mondiale. Sergio Longoni, presidente di DF Sport Specialist, all’anagrafe fa 76 anni, ma lo spirito è ancora quello di quel ragazzino che a 13 anni ha iniziato a lavorare in una terra, la Brianza, che solo a nominarla lo fa commuovere. Longoni fonda DF Sport Specialist nel 2002, punti vendita in tutta la Lombardia.

Come è iniziato tutto?
«Mio nonno era calzolaio, specializzato nella lavorazione di scarpe per i calciatori e gli appassionati di ciclismo. Ambrogio, mio padre, ne aveva seguito la strada, allargando però il laboratorio di via Garibaldi a Barzanò ad una bottega di calzature.
Ho fatto il tornitore, fresatore, addetto alle macchine di controllo numerico. Ho iniziato lavorare a 13 anni. Lavoravo per un’impresa che ritirava grandi stock di scarpe in liquidazione, mi spostavo continuamente, fino al centro Italia. Dopo qualche anno decisi di tornare nell’azienda di famiglia. Dal 1972 alle calzature si comincia ad affiancare articoli sportivi destinati a chi pratica l’alpinismo».


Nasce dunque così “Longoni Sport”.
«Ci trasferimmo in un palazzo quasi di fronte al negozio. Un fondo inglese si disse interessato ad entrare in joint venture con noi. Così cedemmo il 75% delle quote aziendali. Perché ho lasciato nel 2002? Se dovessi spiegarlo servirebbe una pagina intera. Voglio solo dire che poi ho capito di sentire un vuoto. Che ho colmato con la nascita di DF Sport Specialist».

La montagna è una delle sue grandi passioni e la lega a suo padre, vero?
«Da ragazzino mio padre mi portava in montagna a fare passeggiate. Poi, ovviamente, quando si diventa più grandi si fanno cose disparate, ma questa passione rimane dentro e si torna in montagna. Quando papà mi ha portato per la prima volta in montagna avevo 6 anni, eravamo ai Piani di Bobbio e io ero rimasto lì, ai piedi, mentre lui scalava in cordata. Mi è rimasto dentro un segno, evidentemente. Mio papà era uno sportivo, a lui piacevano gli sport. E anche a me».

Quali tipi di sport ha praticato da giovane?
«Ho giocato a calcio. Poi dopo un infortunio mi sono appassionato di escursionismo, alpinismo e sci alpinismo, ma seguivo e seguo ancora oggi con grande entusiasmo un po’ tutti gli sport. Le racconto un aneddoto simpatico. Verso i 16-17 anni ricordo un amico, era il mio amico del cuore. Ecco, lui pensava alle ragazze e mi trascinava con sé, ma io non avevo la sua stessa fortuna… Allora dopo alcuni anni sono tornato alla montagna, e non ho più smesso di andarci. Ho fatto scalate ma non sono stato un alpinista vero, piuttosto un grande appassionato di montagna».

Dalla Brianza, terra che le ha dato i natali, ha una visione speciale sulle montagne. Che legame ha con la Brianza?
«Sono 76 anni che vivo in Brianza, sono nato a Barzanò, voglio morire a Barzanò. Quando faccio qualche viaggio e torno in Brianza mi viene da commuovermi. Non c’è posto bello come la Brianza. A cosa penso, in particolare? Penso alla gente di Brianza. A quando ho iniziato a lavorare a 13 anni, penso a quegli anni là, agli anni ’50-’60-’70 quando la Brianza era una fucina di idee, di fabbriche, di lavoratori e penso alla gente che ha contribuito a far crescere l’industria, il commercio, l’Italia. Gente che ha dedicato tanti anni al lavoro, gente che non è facile trovare da tutte le parti. La Brianza è una radice che mi lega molto a sè. E poi, la bellezza della Brianza non la scopro mica io, la bellezza dei laghi, delle colline, delle cose bellissime che ci sono, la visione sul Resegone, sulla Grigna; siamo in un posto straordinario».

Un posto straordinario nel quale continuare a lavorare con passione.
«Quando ho iniziato ad occuparmi di questo mestiere, non ho potuto seguire i miei amici, loro andavano il sabato e la domenica a divertirsi, per me il sabato era sacro, dovevo lavorare. Oggi, al sabato faccio il giro dei negozi, quelli che riesco a seguire, e sono sempre impegnato tutta settimana. Ho cinque nipotini, il maggiore di 8 anni, il minore 2 e mezzo. Sono 4 maschi e 1 femmina. La domenica mezzogiorno sono tutti a casa dei nonni e lì ci troviamo, io voglio essere presente, ma nel pomeriggio vado in negozio, a Bevera. Ogni domenica pomeriggio. Lavoro e famiglia sì, sono i miei punti cardine. Poi mi piacciono le cose belle, i viaggi, lo sci alpinismo».


A 76 anni dimostra di non volersi fermare. A Lissone ha acquisito di recente lo storico Palazzo del Mobile “100 Firme” che diverrà un immobile commerciale dedicato allo sport.

«Vogliamo farlo diventare un centro dedicato allo sport, sulla linea dei negozi che già abbiamo. Questo luogo richiederà qualcosa di innovativo che ora è però presto per svelare. Nella mia testa c’è il desiderio di un immobile commerciale di un certo livello, poi nel futuro vedremo cosa potremo fare. I tempi? Potrebbe essere anche nel corso del prossimo anno.
La posizione e il fascino dell’immobile stesso mi hanno indotto a fare questo passo, interessante dal punto di vista commerciale. Era da diverso tempo che ne seguivamo la storia, ci come si sarebbe sviluppata. Un immobile che ha 60 anni, che ha visto la storia di Lissone crescere. Se vediamo le foto di allora, dietro quell’immobile non c’era niente, non c’erano i negozi e i palazzi di oggi. Stiamo valutando il da farsi nei dettagli, l’idea è in evoluzione. Sarà multipiano, probabilmente di 3 piani. Certamente c’è l’intenzione di fare qualcosa di innovativo, ma allo stesso tempo vogliamo “conservare” un aspetto storico di ciò che è stato Palazzo del Mobile e posso dire che ovviamente ci sarà un aspetto del passato all’interno di questa struttura».

Lissone va ad aggiungersi a tutto ciò che è riuscito a costruire in tanti anni di lavoro e dedizione. C’è qualcuno a cui lei vorrebbe dire grazie per tutto quello che è riuscito a creare?
«Ai miei clienti iniziali che hanno creduto in me, il loro passaparola ha contributo a far crescere l’azienda, successivamente penso a mia moglie che mi ha sempre seguito, e poi ai miei ragazzi, a quelli entrati in azienda, che hanno creduto in me e seguito per tanti anni, alle persone che da 40 anni lavorano con me e tutt’ora continuano a farlo. Ho sempre cercato di creare una famiglia sul lavoro e, anche se oggi è molto più complicato di un tempo, cerchiamo di mantenere questo status quo. Non mi voglio fermare, no. Lo scorso anno abbiamo aperto un negozio nuovo DF Sport Specialist a Gerenzano, quest’anno un punto vendita Bicimania a Legnano. Abbiamo 20 negozi e sono tutti in Lombardia, ad eccezione di quelli di Lugano e Piacenza, complessivamente abbiamo 430 dipendenti. Le mie due figlie mi seguono, Daniela per DF Sport Specialist e Francesca per Blufrida, spero continuino l’attività che ho intrapreso io, mi rendo conto che lascio loro un fardello molto pesante».

Qual è il suo stato d’animo, oggi?
«Voglio continuare a cercare di portare avanti quanto è stato fatto fino ad adesso nel migliore dei modi, anche se non nascondo la preoccupazione di come si sta muovendo il mercato, in Italia; il mondo sta cambiando con una rapidità incredibile. In America hanno chiuso centri enormi. Noi cerchiamo di combattere la concorrenza con specializzazione, persone, innovazione».