Un piccolo inciampo, il fiato sospeso, una prodezza per tenere la fiamma della fiaccola accesa. Per lui (e per l’Italia) un momento storico che si sarebbe potuto trasformare in tragicommedia: ma non fu così, tanto da meritarsi anche i complimenti del presidente della Repubblica, allora Giovanni Gronchi.
Olimpiadi, Caroli e l’impresa: il pattinatore sul ghiaccio tesserato per la Us Aurora Desio
Guido Caroli è stato il primo tedoforo finale in una olimpiade italiana, Cortina 1956, e aveva una caratteristica speciale: era un pattinatore di velocità sul ghiaccio tesserato per la Us Aurora Desio. Proprio così: all’epoca la società brianzola era una enorme polisportiva nata nel 1922 e diventata un mosaico di un numero infinito di discipline. Caroli, di suo, era milanese milanese, la città in cui era nato il 9 maggio del 1927 e in cui sarebbe poi morto una manciata di anni fa, l’8 settembre del 2022. Per sua fortuna ha avuto il tempo di gioire per l’assegnazione dei Giochi olimpici invernali alla sua Milano e allo stesso tempo alla “sua” Cortina, quella in cui il 26 gennaio del 1956 concluse il viaggio del fuoco di Atene per accendere il braciere.
Olimpiadi, Caroli e l’impresa: l’ultimo tedoforo della prima Olimpiade italiana in assoluto
Arrivava da grandi successi nazionali e qualche buona prova internazionale. Le olimpiadi le aveva già disputate a soli vent’anni a Sankt Moritz nel 1948, nelle specialità dei 1500 e 5mila m, raccogliendo un 36esimo e un 31esimo posto. Quatto anni dopo, Oslo, nel 1952, dove invece ha partecipato alla gara dei 10mila metri raggiungendo il 28esimo posto.
E infine Cortina d’Ampezzo 1956, dove invece corse ancora gare differenti, cioè i 500 e i 1500 metri, con i piazzamenti al 33esimo e 42esimo posto. Non furono i risultati sportivi, il vero premio dello sportivo targato Aurora, ma quel momento splendido e critico dell’ultima tappa dei tedofori. Il giorno prima aveva notato un cavo della televisione che attraversava il passaggio.
«Non ti preoccupare, lo togliamo». Ma il gelo della notte lo cementò al suolo: «Nessuno pensò però di avvisarmi» ha raccontato al quotidiano Il Giorno nel 2019. Inciampò, cadde, ma con spirito olimpico tenne la torcia in una posizione utile a non spegnersi. Salvo. L’immagine che resta è quella di lui, orgoglioso, che sale i gradini davanti al braciere di Cortina. L’ultimo tedoforo della prima olimpiade italiana in assoluto.