Morosini in pista: il “Serpentario” di Luigetti e quella formula 1 che non c’è più

La festa per gli ottant’anni di Giancarlo Luigetti, umbro, che lavorò con Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini. Nel 1978 comparve all’autodromo di Monza con un camper soprannominato il Serpentario dove giornalisti, piloti e manager potevano mangiare prelibatezze contadine e riferire, anche inventandosele purché fossero divertenti, impressioni o notizie su argomenti riguardanti la formula 1.
Da sinistra, Ezio Zermiani, Giancarlo Luigetti e Nestore Morosini
Da sinistra, Ezio Zermiani, Giancarlo Luigetti e Nestore Morosini

Giancarlo Luigetti, ottant’anni compiuti a giugno e festeggiati con un incontro di amici nella sua bella casa di Passignano sul Trasimeno immersa nel verde dell’Umbria, è un uomo conosciuto negli ambienti dell’automobilismo. Dapprima come portavoce della Magneti Marelli, oggi come presidente di un’azienda, la ART, che ha creato trasformando una grande tenuta appartenuta un tempo ai marchesi Bourbon di Sorbello. In quella tenuta, Giancarlo ha realizzato il sogno della sua vita: un’azienda di tecnologia avanzata (realizza progetti e prodotti di eccellenza nell’elettronica ad elevate prestazioni nei settori Automotive, Motorsport, Aerospaziale e Ferroviario) immersa nella natura, presso il borgo del Pischiello, a misura d’uomo, «in cui – dice – il lavoro non venga vissuto come una costrizione ma come un qualcosa che eleva l’animo e lo spirito».

Giancarlo Luigetti ha conosciuto e lavorato con Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini e ha cominciato nel 1978 a seguire, per conto della Magneti Marelli, l’azienda per cui lavorava, la formula 1 dei tempi d’oro. I tempi di Lauda e Prost, di Senna e Piquet, di Regazzoni e Brambilla, di Patrese e De Angelis, di De Cesaris e di Alboreto. Enzo Ferrari gli aveva affibbiato un soprannome curioso: “il contadino”. E allora, a Monza, improvvisamente comparve un camper abbastanza grande dove Luigetti aveva sistemato un tavolino in mezzo a un cerchio di divanetti. E sul tavolino pane, prosciutto del Trasimeno, formaggio pecorino e parmigiano reggiano, bottiglie di Chianti e Sangiovese. In quel caravan rappresentanti della stampa, piloti e manager potevano mangiare le prelibatezze contadine del … contadino, a patto però che partecipassero senza protestare ai temi in discussione, legati ovviamente e indissolubilmente al nome di quel supercamper: il Serpentario. Termine che dice di come si svolgessero le discussioni prima delle prove, dopo le prove e prima del gran premio.

Ognuno poteva riferire, anche inventandosele purché fossero divertenti, impressioni o notizie su argomenti riguardanti la formula 1: le fidanzate di Piquet, di Patrese e di Jean Todt, le passioni per il vino di Ross Brawn, le tirchierie di Lauda, le stramberie di Jean Marie Balestre, l’origine dei miliardi di Ecclestone, i buchi giornalistici più cocenti. Insomma di tutto e di più, storie che nel Serpentario durarono anni.

Era un modo per stare insieme in relax, fuori dalle battaglie per le notizie, le cronache, i commenti della formula 1. Luigetti aveva capito che un’azione di “pierre” semplice avrebbe fatto centro. Ed ebbe ragione, perché pane, prosciutto e parmigiano non erano certo da disprezzare. Fissi al Serpentario erano quelli della Rai, Mario Poltronieri, Everardo Dalla Noce, Arnaldo Verri ed Ezio Zermiani; Pino Allievi della Gazzetta dello Sport, Carlo Marincovich de La Repubblica; Marco De Martini del Messaggero; Adriano Costa di Tuttosport, Alberto Antonini di Autosprint; naturalmente il sottoscritto e tanti altri fra i quali primeggiavano francesi e brasiliani. Fra i piloti, Clay Regazzoni era un habitué, anche quando finì in carrozzina dopo l’incidente.

Costa ed io eravamo un po’ come il gatto e la volpe, c’era sempre un pinocchio da burlare, soprattutto fra i due della radio Rai che si facevano una concorrenza spietata; Allievi era il più fantasioso nel raccontare avventure mai avvenute; Marincovich era il “persecutore” di Jean Todt. Ma il re incontrastato del Serpentario era “topolino” Zermiani le cui piccanti storielle su Piquet erano pane quotidiano.

Quelli che sono ancora sulla terra, del Serpentario, hanno festeggiato gli ottant’anni di Giancarlo Luigetti con un incontro emozionante e divertente. Non solo per noi che abbiamo ricordato tempi e aneddoti passati, ma anche per tecnici e loro famiglie che festeggiavano il loro presidente. Aneddoti a fiume, che il pubblico non ha mai conosciuto perché mai pubblicati o raccontati, come quando,in Australia, Zermiani fu obbligato da Riccardo Patrese a giocare schiacciatore in una partita di pallavolo e lo beffò con un pallone di pugno facendolo arrabbiare moltissimo. O quando Costa rivelò che i due della Rai, Dalla Noce e Verri, a Montecarlo urlavano “abbiamo vinto, abbiamo vinto” all’ingegner Chiti capo della squadra Alfa Romeo, senza accorgersi che De Cesaris, pilota della scuderia milanese, era fermo sotto il tunnel, all’ultimo giro, senza benzina.

I bei tempi di allora non ci sono più e sembra quasi di parlare di medio evo della F.1. Il Serpentario oggi non avrebbe senso: motorhome milionarie hanno sostituito i caravan di allora, dove Pasticcino & C in cucine rudimentali preparavano i pasti per i meccanici della Ferrari, della McLaren, della Williams. Nella formula 1 che sta per approdare a Monza, da anni gli chef più celebrati cucinano per le squadre e per i loro ospiti. E con piloti non c’è più un rapporto one-to-one: oggi sono chiusi come animali preziosi in un recinto, vengono intervistati dalle Tv mentre gli addetti stampa riportano, poi, le loro parole ai giornalisti in sala stampa.