Ci vuole un talento particolare per prendersela con un leone di pietra. Immobile, silenzioso, lì da secoli a guardare Monza passare, resistere, cambiare. Eppure qualcuno ha pensato bene di deturpare il Leone del Ponte dei Leoni, uno dei simboli più riconoscibili della città. Non un muro anonimo. Non un sottopasso dimenticato: un simbolo. Come dire: non è vandalismo casuale, è imbecillità mirata. Il leone non risponde, non reagisce, non querela. È il bersaglio perfetto per chi confonde l’atto vandalico con l’espressione personale. Gente che scambia un petardo per una firma artistica e l’incuria per ribellione. Peccato che qui non ci sia nessuna protesta, nessun messaggio, nessuna idea. Solo sfregio. E pure mediocre.
Deturpare un simbolo storico non è trasgressione: è pigrizia mentale. È l’illusione di esistere lasciando un segno, senza avere nulla da dire. È il narcisismo dell’insignificanza. Il leone, che ha visto guerre, piene e secoli di storia, sopravviverà anche a questo. I vandali, invece, resteranno quello che sono: anonimi senza talento. Il Ponte dei Leoni non ha bisogno di essere “reinterpretato”. Ha bisogno di essere rispettato. Perché una città che tollera lo sfregio dei suoi simboli non è più libera: è solo distratta. Monza, francamente, merita di meglio di qualche cretino armato di petardi da Capodanno. Educato non reagisce, non denuncia, non replica sui social. Bersaglio ideale per chi scambia la bomboletta per identità e lo sfregio per pensiero. Nessun messaggio, nessuna rabbia, nessuna idea: solamente vernice e vuoto. Altro che trasgressione: è pigrizia mentale elevata a gesto. Il leone tornerà pulito. L’idiozia, come sempre, farà molta più fatica.