Ci eravamo già occupati nell’anno vecchio dell’Aias, l’organizzazione che si occupa di supporto, riabilitazione e servizi per persone con disabilità, in particolare motorie e neuromotorie. Un disastro culminato con il commissariamento. Il nuovo corso è arrivato come un fulmine… ma senza elettricità. Riduzione del personale, contratti non rinnovati, sportelli chiusi. Tutto perfettamente calibrato per trasformare una struttura sanitaria in un laboratorio sociale, dove il soggetto in esame sono gli utenti più fragili. L’obiettivo? Testare la pazienza, la resilienza e forse anche il senso dell’umorismo di chi entra a mani vuote e cuore pieno di aspettative.
Personale sparito. Medici che non si presentano, perché “dimenticati” sulla carta dei rinnovi contrattuali. Il secondo trucco da illusionista è la chiusura pomeridiana dell’accettazione. Una forma evoluta di “self service emotivo”: arrangiatevi, grazie.
Le telefonate alla segreteria medica sembrano una puntata di un reality: domande, attese, silenzi, qualche risposta vaga e infine la conferma shock: il medico non c’è. Appuntamenti cancellati all’ultimo minuto. Visite rinviate a data da destinarsi. Il risultato? Confusione totale e smarrimento. I commissari osservano soddisfatti il loro esperimento, l’effetto è chiaro. Non è più una struttura di cura, ma un campo di prova di un nuovo modello organizzativo che, per quanto sofisticato, si riduce a una cosa sola: il vuoto. Vuoto umano, vuoto informativo, vuoto di rispetto.
Il “nuovo che avanza” lascia dietro di sé porte chiuse, sorrisi mancanti e una sensazione di resa. E il silenzio, quello vero, pesa più di qualsiasi parola…