Cosa ha portato il nuovo corso in Aias voluto dai commissari? A giudicare dagli effetti immediati, più che una riorganizzazione sembra un esperimento sociologico. Capire fin dove può spingersi la pazienza degli utenti, soprattutto di quelli più fragili, prima di trasformarsi in smarrimento. O peggio in rinuncia. I Commissari hanno scelto una strategia operativa chiara, almeno sulla carta: riduzione del personale, mancati rinnovi contrattuali e una gestione dei servizi che ricorda certi giochi di prestigio, dove l’assistente scompare mentre tutti guardano altrove.
Viaggio da incubo nell’Aias Monza: contratti dei medici non rinnovati e accettazione chiusa
Il risultato è che alcuni medici, semplicemente, non si sono presentati. Non per sciopero, non per protesta. Ma perché nessuno aveva pensato di rinnovare i contratti. Un dettaglio, evidentemente. Per qualcuno. Poi arriva la vera innovazione, quella che meriterebbe una targhetta all’ingresso. La chiusura pomeridiana dell’accettazione. Dal nuovo anno, chi varca la soglia di Aias nel pomeriggio (salvo due ore il lunedì, gentilmente concesse) non trova nessuno. Nessun volto, nessuna informazione, nessun aiuto. Una porta aperta sul nulla. Una scelta che colpisce soprattutto chi, in Aias, non entra con leggerezza, ma con bisogni concreti, spesso complessi, sempre delicati.
Per anni, quel banco di accettazione è stato molto più di uno sportello. Era un presidio umano. Un sorriso, una parola, qualcuno capace di orientare, rassicurare, spiegare. Oggi invece si sperimenta il modello “self service emotivo”: arrangiatevi. Con buona pace delle famiglie, dei caregiver, di chi già affronta percorsi faticosi e ora deve aggiungere anche la caccia alle informazioni. L’orario è stato drasticamente ridotto, così come il personale. E come ogni riduzione mal pianificata, ha prodotto confusione. Soprattutto nella gestione dei medici. Gli utenti chiamano, chiesto conferme sugli appuntamenti, cercato risposte. La segreteria medica, spesso, non ne aveva. Solo il 13 gennaio è arrivata la comunicazione che il medico non ci sarebbe stato.
Viaggio da incubo nell’Aias Monza: visite saltate senza preavviso
Nel frattempo, visite attese da tempo sono saltate. Senza avviso. Senza spiegazioni. Con un rinvio a data da destinarsi, che è una formula elegante per dire “non sappiamo quando”. E qui l’ironia si fa amara. Perché Aias non è un ufficio qualunque e i suoi utenti non sono clienti occasionali. Sono persone che organizzano giornate, terapie, trasporti, lavoro e vita attorno a quegli appuntamenti. Saltarli senza preavviso non è un disguido: è un danno. Il nuovo che avanza. Una sensazione diffusa di smarrimento, che mal si concilia con una struttura che dovrebbe essere sinonimo di cura, accoglienza e affidabilità. Forse l’obiettivo era l’efficienza. Per ora, l’effetto è un silenzio pomeridiano che pesa. E che, più che una riforma, assomiglia a una resa.