Monza, è morto Filippo Apicella: assessore democristiano, il “canarino” di Tangentopoli

È morto Filippo Apicella, medico, assessore monzese e "canarino" di Tangentopoli .
Monza Filippo Apicella
Monza Filippo Apicella

Due fotografie, una notizia e torni indietro di 34 anni. L’immagine è nitida, quasi didascalica. Lui, Filippo Apicella, seduto dietro la gazzella dei carabinieri. L’auto che arriva a sirene spiegate e sosta un attimo prima di entrare nel portone. Apicella ha lo sguardo smarrito di chi fino a pochi minuti prima stava distribuendo incarichi come fossero confetti e ora si ritrova a fare l’inventario dei propri peccati in versione verbale.

Monza: è morto Filippo Apicella, la professione medica e quella politica

Ex democristiano, urologo al San Gerardo e, per usare un eufemismo clinico, specialista in flussi, è stato per anni l’uomo che più di tutti aveva capito che a Monza non contava tanto dove scorrevano le acque, ma chi decideva dove farle passare.

Talmente inserito nei meccanismi della spartizione ospedaliera che, pur di nominarlo primario, si arrivò a scomporre il reparto di urologia in due. Un caso di scissione più chirurgica che politica, anche se in fondo le due cose coincidevano. Non a caso, quando divenne assessore alla viabilità, qualcuno gli affibbiò il soprannome di “assessore alle vie urinarie”, perché in città ormai era chiaro che ogni condotto, fisico o amministrativo, prima o poi passava da lui.

Poi arrivò quella notte tra giovedì 18 e venerdì 19 giugno, quando Monza scoprì improvvisamente di non essere la Svizzera della Brianza ma, al massimo, il suo parcheggio a pagamento. La retata fu clamorosa, quasi teatrale: 25 arresti, sei politici di peso travolti come birilli istituzionali. Socialisti e democristiani, Psi e Dc. Secondo i giudici tutti accomunati da una sorprendente passione per le mazzette, declinata in più stili ma con identico entusiasmo.

Monza: è morto Filippo Apicella, gli ultimi anni nella sua casa in via San Martino

Apicella, però, ebbe un ruolo speciale. Si racconta che, ancora prima di arrivare in caserma in via Volturno, avesse già “cantato il mondo”, trasformando Piazza Cambiaghi in una sorta di jukebox giudiziario. Altro che interrogatorio: una playlist. Un greatest hits della Tangentopoli monzese che fece crollare un sistema con l’efficienza di una demolizione controllata, ma senza bisogno di ingegneri. Fino a quel momento la Brianza si era sentita intonsa, quasi immune, forte anche del mito locale (Luca Magni) di chi aveva smascherato Mario Chiesa.

Negli ultimi anni, Apicella viveva in centro, in via San Martino. Malato, si affacciava di rado dal suo balconcino, come un personaggio che aveva già dato tutto alla trama e ora osservava il finale da spettatore. Di lui resta quell’immagine iniziale: smarrito dietro la gazzella, simbolo perfetto di un’epoca in cui bastava una notte per passare da primario a caso clinico.

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.