Welfare aziendale: nel quadrilatero Assolombarda, che investe le province di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia, (dato 2025) è presente nell’83% delle imprese. A livello nazionale la percentuale di accordi derivati da contrattazione aziendale depositati presso il Ministero del Lavoro con contenuto di welfare aziendale, sempre nel 2025, raggiunge il 63%.
Una diffusione, quella nel quadrilatero, secondo quanto emerso dal quinto Rapporto 2026 dell’Osservatorio Assolombarda, a cura del centro studi della associazione, che appare direttamente correlata alla loro dimensione: nelle imprese fino a 25 occupati è mediamente al 74%, al 79% nel caso delle realtà di medie dimensioni e al 92% in quelle più grandi. In ambito industriale il welfare aziendale interessa l’85% delle realtà esaminate mentre nelle aziende di servizi la diffusione è pari al 77%. Rispetto al 2024, “si registra per tutte le aziende, indipendentemente dalla dimensione aziendale o dal settore produttivo, un significativo aumento della diffusione del welfare aziendale: aziende con oltre 100 dipendenti (92% rispetto all’80% per il 2024), aziende di medie dimensioni (79% rispetto al 65% dell’anno precedente), realtà fino a 25 dipendenti (dal 54% del 2024 al 74%). A livello settoriale si registra un aumento di 20 punti percentuali per l’industria e 5 punti percentuali per le aziende dei servizi rispetto all’anno precedente”.
Welfare aziendale, report Assolombarda: la crescita dell’assistenza integrativa
Secondo l’indagine, relativa al welfare aziendale con uno specifico focus sui casi in cui questo avviene attraverso la contrattazione aziendale, basata sui dati raccolti tra le circa 250 le aziende associate aderenti al Sistema, le cui sedi sono ubicate nel quadrilatero Assolombarda, ovvero la città metropolitana di Milano e le province di Monza Brianza, Lodi e Pavia che costituiscono il territorio di competenza dell’associazione, nel 2025 emerge l’elevata diffusione dell’assistenza sanitaria integrativa (64% delle imprese con welfare aziendale), “uno dei benefit più apprezzati – riporta l’Osservatorio – dal momento che sempre più cittadini ormai si rivolgono a pagamento alla sanità privata, viste le lunghe code del pubblico”.
Nei primi posti della graduatoria ci sono anche il carrello della spesa e buoni carburante (48% delle imprese), “agevolazioni esentasse particolarmente apprezzate nell’attuale contesto di crisi energetica e tensioni inflazionistiche”.
Welfare aziendale, report Assolombarda: la diffusione del buono pasto
Lo strumento più diffuso (70% delle imprese con welfare) è però il buono pasto: nel quadrilatero Assolombarda l’importo medio si colloca sui 7,76 euro che, proiettato su base annua, vale circa 1.600 euro. Le informazioni sul valore del buono pasto, raccolte per la prima volta dall’indagine, consentono di stimare nel 12% la percentuale di lavoratori a cui sono stati estesi di benefici derivanti dal recente aumento della soglia di esenzione fiscale da 8 a 10 euro.
In base alle indicazioni raccolte nel quadrilatero Assolombarda se l’importo medio del buono pasto si collocherebbe sui 7,76 euro, nei servizi arriva a 7,92 euro (rispetto ai 7,70 € rilevati nell’industria): un differenziale che si spiega anche con la forte concentrazione di aziende dei servizi a Milano, dove il valore del buono registra i valori più alti (7,83 euro). A Monza e in Brianza ilò valore medio è di 7,77 euro, di 7,49 euro nel territorio di Lodi e Pavi.
”È utile ricordare – dice Assolombarda – che l’assegnazione dei buoni pasto produce effetti fiscali sia in capo ai datori di lavoro, che ne possono dedurre il costo ai fini IRES e IRAP, sia in capo ai dipendenti, per i quali il beneficio è esente entro determinati limiti. Per quanto riguarda i buoni pasto elettronici la soglia dal 1° gennaio 2026 è stata elevata da 8 a10 euro. Confindustria ha avuto un ruolo attivo nel contribuire in modo concreto ad elevare il limite, sostenendo che i buoni pasto sono salario indiretto non inflattivo, dal momento che aumentano il netto in tasca ai lavoratori, non fanno crescere il costo contributivo e non gravano sulle buste paga come aumenti monetari”.
Secondo una stima l’aumento della soglia ha avuto un impatto sul 13% delle aziende del quadrilatero Assolombarda partecipanti all’indagine (dove cioè è stato rilevato un valore tra 8 euro (la soglia fino al 31.12.2025) e i 10 euro (la nuova soglia dall’1.1.2026); la percentuale proiettata sul numero di dipendenti è invece del 12%.
Esaminando invece il cosiddetto “welfare on top”, credito aggiuntivo che le aziende erogano volontariamente oltre allo stipendio, la fonte più diffusa di finanziamento del welfare aziendale, mediamente l’importo erogato dai dati raccolti si attesta a 560 euro, con un differenziale tra impiegati e operai che sfiora i 200 euro.
Una seconda importante fonte di finanziamento del welfare aziendale è costituita dalla conversione del premio di risultato, se si verificano una serie di condizioni. Sulla base delle informazioni raccolte dall’indagine, queste condizioni si verificano nel 42% delle imprese in cui è presente il welfare aziendale. La diffusione della conversione del premio aumenta al crescere della dimensione aziendale.