Guerra e industria, l’allarme di Assolombarda: «O si stabilizza Hormuz o costi insostenibili»

Il presidente di Assolombarda Alvise Biffi analizza le tensioni internazionali e quanto la guerra potrà pesare sull'industria.
Assolombarda presidente Alvise Biffi
Assolombarda presidente Alvise Biffi

La necessità di puntare su fonti energetiche alternative, una questione da sempre dibattuta in Italia, diventa fondamentale in una fase come l’attuale, caratterizzata da eventi bellici e conseguenze imprevedibili. Cresce la tensione internazionale, così come i prezzi di petrolio e gas. I canali di rifornimento si interrompono o funzionano in misura ridotta. E l’Italia deve passare alla cassa per pagare un conto molto salato. Una questione affrontata anche da Alvise Biffi, presidente di Assolombarda Milano, Monza e Brianza, Pavia, Lodi durante il convegno «Geopolitica e terre rare. Politica, economia, finanza si interrogano sul futuro, tra rischi e opportunità», ospitato nella sede milanese dell’associazione imprenditoriale.

Guerra e industria, l’allarme di Assolombarda: le possibili soluzioni

«O in poche settimane si stabilizza lo Stretto di Hormuz – ha evidenziato Biffi – oppure entro settembre i prezzi delle bollette saranno insostenibili per la nostra industria».
Per quanto riguarda le possibili soluzioni, il responsabile di Assolombarda ha indicato alcune opportunità: «Prima di tutto è molto ben accetta da noi la disponibilità di Sace a garantire i Ppa, i power purchase agreement, strumenti che permettono alle imprese di acquistare energia rinnovabile con contratti di lungo periodo, garantendo stabilità dei prezzi e facilitando il finanziamento di nuovi impianti».

Biffi ha ribadito la necessità di accorciare i tempi burocratici e di uniformare la normativa sulle aree idonee, dove c’è «un contrasto tra normativa nazionale e regionali che riduce drasticamente i tempi di realizzo; o acceleriamo immediatamente queste azioni per potenziare le rinnovabili o a settembre ci saranno lacrime amare per tutti sui costi delle energie».

Guerra e industria, l’allarme di Assolombarda: le terre rare

Capitolo terre rare. La Cina, per esempio, estrae il 60% delle terre rare e ne raffina l’80%. la Repubblica del Congo produce il 70% del cobalto mondiale, fondamentale per le batterie. «Le questioni geopolitiche sulle materie prime fino pochi anni fa erano tema da addetti ai lavori – ha riconosciuto Biffi – oggi sono diventate purtroppo uno dei nodi più importanti della competizione economica e della strategia internazionale. Attualmente i Paesi Ue utilizzano circa 5mila tonnellate di litio all’anno, ma la previsione di consumo entro il 2030 è superiore alle 50mila tonnellate. Per la nostra maggior sicurezza dobbiamo soprattutto analizzare il fabbisogno industriale europeo del futuro, perché ora non ne abbiamo un’idea chiara, anche per poter diversificare gli approvvigionamenti».