Perde colpi il comparto artigiano nell’area della Grande Milano. Ma c’è anche il nuovo che avanza.
Il momento negativo è intanto evidenziato dai numeri che «fotografano» il cambiamento avvenuto in un anno, tra il giugno 2025 e quello scorso. I numeri dicono che in questo periodo il saldo delle aziende attive del settore è diventato fortemente negativo: sono diminuite del -2,6%, percentuale che equivale a 2.781 imprese sulle 91.349 attive.
Un calo che, inevitabilmente, ha provocato conseguenze occupazionali. Le chiusure si sono portate via anche 3.500 contratti di lavoro. Una parte significativa è costituita dai titolari che hanno raggiunto i requisiti pensionistici e relativo mancato passaggio generazionale. Il calo, negli ultimi anni, era stato comunque compensato dalla nascita di nuove attività avviate e gestite da cittadini stranieri. Ora, non più.
Cresce l’artigianato digitale, ma il comparto perde colpi: calano i lavori tradizionali
Questa carica, «al momento – precisa Unione Artigiani – sembra avere perso lo smalto dell’ultimo lustro. Calano inoltre in modo significativo i lavori tradizionali, cresce un artigianato più digitale trainato dai più giovani. Tra i tanti segni meno spicca la conferma di questo dato positivo: gli under 35 del territorio hanno dato vita in un anno a 9.081 nuove imprese, pari ad un +1,1% su un anno. I dati del Registro Imprese della Camera di Commercio di Milano Lodi Monza – rielaborati da Unione Artigiani – nel dettaglio rilevano un calo degli artigiani della filiera casa (-6,6%), abbigliamento (-4,4%), ristorazione (-5,9%) e, a sorpresa, anche nella lavorazione del legno che registra un -4,6%. Cresce un ambito “culturale” come creazione e rappresentazione artistica (+4,7%) e le attività a supporto di biblioteche, archivi e musei (+2,3%). Piccolo boom per le imprese impegnate nella comunicazione digitale (+8,2%), la consulenza informatica trainata dall’AI (+ 10,9%) oltre che le attività di consegna di prossimità legata all’e-commerce (+9,8%)».
Cresce l’artigianato digitale, ma il comparto perde colpi: l’analisi di Unione Artigiani
«Siamo di fronte – commenta Marco Accornero, segretario di Unione Artigiani – a un nuovo importante sommovimento che stiamo ancora interpretando. I dati di fine anno ci diranno di più, ma nel frattempo alcune tendenze si stanno consolidando. Pur in presenza di una domanda di artigianato sempre forte in ogni settore e specie nella filiera casa ed edilizia, i titolari e i loro collaboratori sono mediamente sempre più anziani, non trovano manodopera o ricambio generazionale. Oppure, come nel caso di Milano, si vedono sfumare enormi opportunità di lavoro ad alto impatto, come nel caso delle migliaia di appartamenti congelati dalle inchieste. I cittadini stranieri che hanno aperto coraggiosamente le loro ditte non riescono più a compensare quelle italiane che chiudono. È un fenomeno da approfondire che può essere legato a flussi dall’estero in calo, come testimoniato dai dati degli stranieri presenti in Italia che non stanno aumentando a fronte del calo della popolazione attiva. Non va dimenticato il problema della crescente burocrazia e della difficoltà di accesso al credito, specie per le start up guidate da cittadini non italiani. O anche un mercato che non transige sulla qualità delle prestazioni. I nuovi artigiani digitali, ci dicono i numeri, al contrario, riescono ad avviare l’attività senza effettuare importanti investimenti, dimostrando di poter fare business con qualche computer, basandosi sulle skills accumulate in percorsi autoformativi o all’estero. Le nostre proposte: alle vecchie e alle nuove imprese suggeriamo di farsi assistere in maniera continuativa dai nostri esperti, specie nell’accesso al credito e di programmare in anticipo, ci riferiamo ai più anziani, il passaggio generazionale o un’eventuale cessazione senza danni. Alle istituzioni chiediamo semplificazioni, sostegno nell’accesso al credito e di potenziare ogni strumento che agevoli domanda e offerta di lavoro straniero regolare ed integrato. La regola non scritta, ma sempre valida, è che nell’artigianato, per chi ha voglia di lavorare e bene, c’è sempre posto».